Uruguay-Olanda: diretta e probabili formazioni live

Pubblicato il 6 luglio 2010 14:15 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 11:29

Oscar Tabarez

Queste le probabili formazioni di Uruguay-Olanda, semifinale del campionato del mondo, in programma questa sera (20.30) a Città del Capo.

URUGUAY (4-3-3) 1 Muslera, 2 Lugano, 6 Victorino, 3 Godin, 22 Caceres, 16 M. Pereira, 15 Perez, 17 Arevalo, 7 Cavani 10 Forlan, 13 Abreu. (12 Castillo, 23 Silva, 8 Eguren, 11 A. Pereira, 20 A. Fernandez, 14 Lodeiro, 5 Gargano, 18 Gonzalez, 19 Scotti, 21 S. Fernandez). All. Tabarez

OLANDA (4-2-3-1): 1 Stekelenburg, 12 Boulahrouz, 3 Heitinga, 4 Mathijsen, 5 Van Bronckhorst, 6 Van Bommel, 14 de Zeeuw, 7 Kuyt, 10 Sneijder, 11 Robben, 9 Van Persie (16 Vorm, 22 Boschker, 13 Ooijer, 15 Braafheid, 18 Schaars, 20 Afellay, 19 Babel, 17 Elia 21 Huntelaar, 23 Van der Vaart). All. Van Marwijk.

Arbitro: Irmatov (Uzbekistan).

Quote Snai: vittoria Uruguay 5.50; pareggio 3.50; vittoria Olanda 1.65

Uruguay e Olanda si ritrovano di fronte ai Mondiali dopo 36 anni. Il 15 giugno 1974, prima giornata della prima fase a gironi, gli ”orange” si imposero 2-0 sui sudamericani con doppietta al 16′ ed 86′ di Johnny Rep. E’ stata questa la prima vittoria assoluta ai Mondiali dell’Olanda, che nel 1934 e nel 1938 era subito uscita di scena al primo turno eliminatorio, battuta rispettivamente da Svizzera (2-3) e Cecoslovacchia (0-3 dopo tempi supplementari). Sono 4 i precedenti assoluti tra Olanda ed Uruguay, con la nazionale sudamericana in vantaggio per 3 successi ad 1, senza alcun pareggio. L’unico successo olandese è quello dei Mondiali 1974, mentre l’unico incrocio in un torneo internazionale in semifinale – prima di oggi – ha visto prevalere l’Uruguay 2-1 nelle Olimpiadi del 1924, che vennero poi vinte proprio dai sudamericani, superando in finale 3-0 la Svizzera. Nei 10 precedenti ai Mondiali tra Olanda e nazionali sudamericane, arancioni in vantaggio per 5 successi (tra cui il 2-1 sul Brasile quest’anno) a 2. Completano il bilancio 3 pareggi. Nelle 30 partite finora disputate ai Mondiali dall’Uruguay contro formazioni europee, la nazionale due volte campione del Mondo vanta un bilancio sfavorevole di 8 vittorie, 9 pareggi (tra cui lo 0-0 di quest’anno contro la Francia) e 13 sconfitte. Piuttosto remoto l’ultimo successo uruguayano che risale al 14 giugno 1970, quarti di finale a Città del Messico, quando i sudamericani si imposero 1-0 sull’Unione Sovietica con rete nei tempi supplementari di Esparrago: da allora l’Uruguay ha ottenuto un bilancio di 6 pareggi e 7 sconfitte. L’Olanda ha vinto ai Mondiali 2010 tutte e 5 le partite disputate ed ha battuto il proprio record di punti in una sua edizione iridata, 15, contro i 12 di Francia ‘98. Eguagliato, invece, il numero di successi ad un Mondiale per gli ”orange”: 5, come nel 1974. L’ultimo passo falso ”orange” risale allo 0-1 subito dal Portogallo il 25 giugno 2006, agli ottavi di finale in Germania. In caso di risultato positivo l’Olanda eguaglierebbe la sua serie positiva record ai Mondiali, realizzata una prima volta dal 15 giugno al 3 luglio 1974 (con 5 vittorie ed 1 pareggio) e bissata dal 13 giugno al 7 luglio 1998 (3 vittorie ed altrettanti pareggi, il bilancio). Con il gol assegnatogli dalla Fifa contro il Brasile, Wesley Sneijder si è portato a 4 gol nei Mondiali 2010 ed è ad un passo dal primato di marcatori olandesi in singola edizione dei Mondiali, detenuto – con 5 centri – da Neeskens (1974) e Rensenbrink (1978). L’Uruguay non perde ai Mondiali dal 1 giugno 2002, 1-2 dalla Danimarca nella fase a gironi. Poi 2 pareggi nelle restanti gare di Corea/Giappone 2002 e 3 vittorie e 2 pareggi nell’attuale Mondiale, per un bilancio totale di 3 vittorie e 4 pareggi. L’1-1 contro il Ghana ai quarti di finale, gara poi vinta dalla ”Celeste” ai rigori, è stato il secondo pareggio dei sudamericani al Mondiale 2010, che hanno pertanto eguagliato il loro record di nulli in singola edizione iridata, come già era stato nel 1966, 1986 e 2002.

L’ARBITRO: Ravshan Irmatov è nato il 9 agosto 1977 a Tashkent (Uzbekistan). Internazionale dal 2003, di professione è istruttore in una scuola-calcio. Arbitro asiatico dell’anno nel 2008 e nel 2009, è il primo fischietto uzbeko a partecipare ai Mondiali. A Sudafrica 2010 sarà alla sua quinta presenza dopo Sudafrica-Messico 1-1 (match inaugurale), Inghilterra-Algeria 0-0 ed Argentina-Grecia 2-0 (fasi a gironi) e Germania-Argentina 4-0 (quarti di finale). Eguaglierà il primato di Archundia ed Elizondo, unici prima di lui a fare 5 presenze nello stesso Mondiale: entrambi le fecero a Germania 2006. Alla prima sia con la nazionale maggiore olandese che uruguayana, vanta un precedente ai Mondiali Under 17 del 2009 con gli ”orange” che, nella fase a gironi, superarono 2-1 il Gambia; un precedente anche con selezioni giovanili uruguayane, ai Mondiali Under 20 del 2007, con i sudamericani che persero 1-2 agli ottavi di finale contro gli Stati Uniti.

Gli Orange cominciano a credere di potercela fare: vincere quella coppa che la grandissima Olanda di Cruyff ha mancato d’un soffio in due mondiali consecutivi negli anni ’70. La sconfitta con la Germania, nel 1974, provocò un vero e proprio shock nazionale. La speranza di centrare l’impresa ha gli occhi della piccola Amalia, figlia dell’erede al trono d’Olanda, super-fotografata mentre suona con tutto il fiato che ha in gola una vuvuzela arancio fiammante. Oggi i suoi genitori, i principi Guglielmo Alessandro e Maxima, saranno a Città del Capo per la semifinale contro l’Uruguay. «Gli Orange sono pronti per la massima impresa», titolava già sabato scorso il misurato «Trouw», mentre tutti gli altri giornali olandesi riempivano le prime pagine con commenti euforici all’insperata impresa della nazionale che aveva eliminato il Brasile nei quarti di finale. Alla domanda retorica se l’Olanda possa o meno vincere la coppa e diventare per la prima volta campione del mondo, un altro quotidiano, il «Volkskrant» risponde senza dubbi: «Certo che può e soprattutto può anche giocare meglio».

È bastata la vittoria sul Brasile a far superare di slancio ai tifosi Orange tutta la diffidenza accumulata nei confronti di questa squadra e del suo allenatore, Bert van Marwijck, che ora viene considerato l’artefice primo della sorprendente vittoria e l’uomo capace di portare la nazionale oltre l’ultimo ostacolo. Certo Robben e Schnejder sono grandi, mandano a dire agli spagnoli di Madrid che li hanno scaricati a Bayern e Inter, ma è lui l’uomo che ha costruito questa squadra.

Già l’impresa della nazionale e la possibilità di vincere la coppa viene utilizzata come insegnamento a tutti gli olandesi a saper stringere i denti e la cinghia per superare la crisi economica. Il successo degli Orange trascende così il calcio e diventa «la vittoria di ogni olandese che non ha perso le ambizioni», scrive sempre il «Volkskrant». Questa volta, giurano i tifosi, si respira un clima tutto diverso rispetto a quello dell’ Olanda anni ’70 che andò a farsi infilzare in due finali consecutive dalla Germania nel 1974 e dall’Argentina nel 1978. I supporter sono consapevoli che questa è una squadra più «operaia», più fisica, meno bella a vedersi, ma molto più cinica e concreta. Qualcuno però anche in Olanda comincia a fare gli scongiuri. «Guai a sottovalutare l’Uruguay, ammonisce il quotidiano De Telegraaf, “è un avversario coriaceo”.