Vescovi contro Berlusconi: “Crisi senza senso e senza costrutto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2013 20:34 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2013 20:34
Vescovi contro Berlusconi: "Crisi senza senso e senza costrutto"

Vescovi contro Berlusconi: “Crisi senza senso e senza costrutto”

ROMA – “Una crisi senza senso e senza costrutto”. L’accelerazione della crisi di governo, impressa dal diktat di Silvio Berlusconi per le dimissioni dei ministri Pdl, suscita forte irritazione, per non dire indignazione, tra i vescovi italiani. Ma è tutto il mondo cattolico che insorge contro quella che definisce “irresponsabilità istituzionale” e contro la “sciagurata ipotesi” di un ritorno alle urne: una prospettiva che “l’Italia non si può permettere”.

Ad esprimere i malumori è Marco Tarquinio, direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire che titola in prima pagina “Scelta assai grave, conseguenze serie”.

“Per il suo settantasettesimo compleanno il presidente del Pdl Silvio Berlusconi ha deciso di offrire, lui, a tutti i suoi concittadini la torta immangiabile di una crisi senza senso e senza costrutto”, scrive Tarquinio che non manca di chiamare in causa anche “le responsabilità di un Pd impelagato in una sorprendentemente aspra lotta interna per la leadership” e “il peso oggettivo degli ingredienti forniti da boatos su prossime e dirompenti iniziative di alcuni pm”.

“Ma alla fine la torta l’ha sfornata il presidente del Pdl”, rimarca Tarquinio, che parla di “una torta davvero immangiabile, che sino all’ultimo abbiamo cercato di considerare anche inimmaginabile. Purtroppo non è così, e si fa fatica a pensare a un’alternativa utile e decente”.

L’irritazione è forte anche per la sordità mostrata verso gli appelli dei giorni scorsi del presidente della Cei card. Angelo Bagnasco contro “atti irresponsabili”, che “sarà la storia a giudicare”, e del segretario generale mons. Mariano Crociata affinché si lavorasse “per soluzioni che garantiscano la stabilità” in un momento di “perdurante crisi”.

La presidenza dell’Azione Cattolica, di fronte alla “già grave crisi economica che semina quotidianamente povertà e disperazione nelle famiglie italiane”, punta il dito contro “la sconsideratezza di una vicenda politica avvitata su se stessa, sempre più incapace di dare risposte ai bisogni reali del Paese e della nostra gente e che ormai è arrivata all’irresponsabilità istituzionale”.

“Mentre in discussione vi è la stessa sopravvivenza delle persone – denuncia l’Azione Cattolica -, in queste ore, non si esclude la sciagurata ipotesi di un ritorno alle urne, per di più senza una nuova legge elettorale che garantisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”. “L’Italia non se lo può permettere”, avverte il movimento cattolico, che fa appello “a quel che resta della nostra classe politica” di “governare il Paese”.

Estremamente duro il giudizio di Famiglia Cristiana, secondo cui la crisi è “sulla pelle degli italiani”, mentre Berlusconi ha “perso ogni filo di dignità”. E con l’invito a dimettersi ai cinque ministri Pdl “l’ex premier ha posto il problema della dignità personale anche a quelle cinque persone che hanno giurato fedeltà alla Costituzione” e che hanno il dovere di onorare il loro compito “nel rispetto della propria coscienza e del ‘bene comune'”. Un richiamo che il settimanale dei Paolini indirizza in particolare ai cattolici del Pdl.

Dal Meeting interreligioso della Comunità di di Sant’Egidio, infine, il fondatore Andrea Riccardi, ex ministro del governo Monti, spiega che “drammatizzare è tanto pericoloso” per un Paese come l’Italia, “anche se elettoralmente sembra redditizio”. E al premier Enrico Letta, intervenuto all’assemblea di apertura, riconosce che “in pochi mesi di governo ha mostrato il senso concreto della politica come responsabilità”. Lo stesso Letta, anche lui cattolico, chiude d’altronde il suo discorso con parole più che significative: “permettetemi di dirvi che se vi scapperà qualche preghiera per l’Italia in questi giorni, sicuramente sarà utile…”.