Canone Rai sui pc aziendali. A Como controlli e rivolta: “405 euro, estorsione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Giugno 2014 9:31 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2014 9:49
Canone Rai sui pc aziendali: a Como controlli e rivolta: "405 euro, estorsione"

Canone Rai sui pc aziendali: a Como controlli e rivolta: “405 euro, estorsione”

ROMA – Canone Rai sui pc aziendali. A Como controlli e rivolta: “405 euro, estorsione”. “Non lo pagherò mai, ora mi vengano pure a prendere”: quando è troppo è troppo deve essersi detto il titolare di cantieri nautici di Como mentre apriva il bollettino Rai con l’ingiunzione al pagamento del canone speciale tv per il possesso di pc aziendali. Su quei computer si può vedere la televisione, prego pagare 405 euro. Insieme a Giorgio Colombo, l’imprenditore che s’è sfogato con Il Giornale, c’è il cosiddetto, spesso in modo sprezzante, il popolo delle partite Iva: 18mila piccole imprese che dice no all’ennesima gabella che sono costretti a denunciare come “estorsione”.

Ma vi pare possibile? Siamo qui in cantiere tutti i santi giorni a spaccarci la schiena, da una vita, e la Rai ci viene a chiedere questi denari per qualcosa che neanche sappiamo se e come si possa riuscire a combinare. L’unico computer ci serve per i fornitori, per tenerci al passo con l’evoluzione della cantieristica e per le mille procedure burocratiche imposte dallo Stato assieme a una fiscalità senza pari nel mondo. E adesso è arrivata anche la Rai ad appiopparci questa nuova tassa camuffandola come un pagamento dovuto per godere della tv. (Giorgio Colombo, intervista a Gabriele Villa de Il Giornale)

Non che la richiesta di canone speciale tv sia proprio una novità, il Governo ci aveva già provato nel 2012 ma la misura si prestava e si presta a troppe interpretazioni: in teoria anche il possesso di uno smartphone, attraverso una scheda digitale, può consentire la visione dei programmi tv. A febbraio 2012, Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti recapitavano una nota congiunta per deplorare le spiegazioni Rai che non spiegavano: ”Si dica più seccamente che l’estensione ai computer e agli strumenti elettronici della riscossione della tassa per l’abbonamento Rai tv è stata un errore – aggiungono -. Sbagliare è umano ed è più dignitoso riconoscerlo senza se e senza ma. Confidiamo in un pronto ritiro delle lettere inviate alle aziende, ai professionisti e agli esercizi commerciali”.