Masterpiece: avanti flop

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 gennaio 2014 16:46 | Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2014 16:46
Masterpiece: avanti flop

I giurati di Masterpiece: Giancarlo De Cataldo, Andrea De Carlo e Taiye Selasi. A destra Massimo Coppola, il “coach”

ROMA – Masterpiece, l’X-Factor degli scrittori, è stato definito dal Fatto Quotidiano uno “psicodramma” e un “talent capestro della Rai”: non lo guarda nessuno (share al 2%), ma al contrario di altri programmi-flop non è stato cancellato. Va avanti lo stesso. Avanti flop.

Scrive Carlo Tecce:

“S’è chiusa la prima fase, prima e dunque non definitiva: sei puntate domenicali in coda a Che tempo che fa, esordio col modesto 5 per cento di share, ultima con un simbolico 2%, che sfida le leggi di statistica e gli errori materiali. Ideato e plasmato per fare cultura con l’abito di un talent, o viceversa, dove gli aspiranti scrittori vengono sottoposti a prove bizzarre (un minuto in ascensore per convincere lo scrittore famoso) per conquistare una pubblicazione Rizzoli, Masterpiece doveva salvare, pulire e rifare l’anima da servizio pubblico”.

Masterpiece costa 50 centesimi per ogni telespettatore che lo guarda:

“La casa di produzione Fremantle di Lorenzo Mieli (figlio di Paolo, presidente di Rcs Libri), fra le migliori d’Italia, non ha risparmiato su autori, riprese, quinte: l’ora e mezza di Masterpiece costa quasi 200 mila euro e domenica scorsa c’erano 398.000 telespettatori collegati su Rai 3”.

L’obbligo per la Rai? Quello di insistere

Perché Masterpiece, per contratto, deve tornare in onda a febbraio per le restanti sei puntate. Non solo: in prima serata. La spesa andrà oltre i 350 mila euro a venerdì. L’azienda aveva trattato con generosità culturale gli inserzionisti. Come a dire: vi facciamo lo sconto, un regalo. Per prudenza, Masterpiece era valutato il 6 per cento le domeniche e l’8 per i mitici venerdì. Ora che la media è stabile al 3,6%, senza sottostare al vil denaro, in Rai discutono: come ne usciamo da questo massacro di ascolti? Gubitosi vuole difendere il prodotto (e Vianello), ma un pezzo d’azienda, dirigenti ben graduati, cercano dei cavilli per rivedere l’accordo con Lorenzo Mieli.

Troppo twitter, poca audience:

“Il programma non era destinato a un grande pubblico: s’era capito con l’eccessivo chiacchiericcio su twitter. C’era l’attesa, mica sviste. Rai 3 mandava a ripetizioni promo per rapinare l’attenzione dei telespettatori: “È partito il primo talent letterario al mondo”, e qui s’apprezzava l’originalità. E la domanda si faceva spontanea: perché nessuno ci ha mai pensato? E ancora: “I concorrenti ci mettono la faccia e le proprie storie”, d’altronde non esistono concorrenti che non ci mettono la faccia. “I giudici scandiscono la sfida a suon di verdetti”, i giudici, giudicano. E la miscela sportiva e retorica: “Nuovi scrittori in erba svelano le proprie carte”. E poi stacco sugli sguardi tenebrosi e severi di Giancarlo De Cataldo, Andrea De Carlo e Taiye Selasi.

[…] Memorabile l’espressione di Antonio Pennacchi che ascolta la povera Raffaella e le caratteristiche di una protagonista “che va a fare la spesa o fa la lavatrice”. E anche la gita turistica ai mercati generali di Torino, sempre domenica scorsa, per sigillare il messaggio “la cultura non è elitaria”, non ha funzionato.