Salvini: “Mes dovrebbe essere chiamato fondo salva Deutsche Bank” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Novembre 2019 13:03 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2019 13:06
salvini sul mes

Salvini: “Mes dovrebbe essere chiamato fondo salva Deutsche Bank”

ROMA – Matteo Salvini è ospite al Festival del Lavoro organizzato a Roma dai consulenti del lavoro. All’ex vicepremier viene chiesto se si senta più europeista o meno, dopo quello che è accaduto negli ultimi mesi.

Questa la sua replica: “Bisogna capire cosa si intende per europeismo. Se porta alla revisione del Mes… Questo acronomo.. Mi ha chiamato mia madre per dirmi che non ha ancora copito cos’è. Usano bei nomi…”

Al leader della Lega fanno notare che si tratta del Fondo Salva Stati. Salvini replica: “No, non si tratta del Fondo Salva Stati. Si tratta del fondo salva banche tedesche, anzi del fondo salva Deutsche Bank”. Il video con le parole di Salvini è in fondo all’articolo.

Mes: vertice di maggioranza. Scontro Salvini-Conte

E’ intanto terminato dopo circa due ore il vertice di maggioranza su questo famigerato Mes (il termine esatto è “Meccanismo europeo di stabilità” ndr). Il vertice si è svolto a Palazzo Chigi: allo stesso tempo, è terminato anche l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il commissario agli Affari economici Ue, Pierre Moscovici, tenutosi parallelamente alle battute finali del vertice sul Mes.

 Il leader della Lega, Matteo Salvini, prima che al Festival del Lavoro aveva attaccato il premier Giuseppe Conte ad Unomattina: “Organizzate un confronto qui a Unomattina con Conte sul Mes? Se lui viene qua o fa la figura del bugiardo o dello smemorato”, ha affermato Salvini.  “Non vorrei che Conte avesse venduto la nostra sovranità per tenersi la poltrona. Se fosse andata così, allora saremmo di fronte ad alto tradimento. E, in pace come in guerra, è un reato punibile con la galera”, sostiene Salvini.

La riforma del meccanismo salva-Stati riporta il dibattito tra maggioranza e opposizione ai livelli di guardia con il premier e il leader della Lega che affilano i coltelli. Giuseppe Conte, chiamato a riferire in Parlamento il prossimo 10 dicembre, sembra essere tornato ad agosto, quando sfoderava la sua verve polemica contro l’alleato che faceva cadere il governo. Conte si è scagliato contro Matteo Salvini con una inusuale forza dandogli dell’ “irresponsabile” per aver sollevato un “delirio collettivo” su un argomento che la Lega di governo aveva ampiamente condiviso in vertici di maggioranza e “con i massimi esponenti” del Carroccio.

Ora, ha attaccato il Presidente del Consiglio, c’è chi “scopre” di essersi seduto al tavolo “a sua insaputa” o “non avendo capito quel che si era studiato”. In questo modo, è l’attacco definitivo, non si fa “un’opposizione seria, credibile” in difesa degli interessi nazionali ma solo “sovranismo da operetta”.

La replica, neanche a dirlo, è stata altrettanto velenosa. “Il signor Conte è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che a quei tavoli, così come a ogni dibattito pubblico, compresi quelli parlamentari, abbiamo sempre detto di no al Mes. Non è difficile da ammettere” ha ribattuto Salvini.

Ma dal governo hanno contestato anche questa ricostruzione invitando ad andare a rileggere le dichiarazioni della Lega in proposito. Di certo in tutto questo marasma quel che colpisce è la tempistica. Se è vero che la riforma dell’Esm, o Mes come la si chiama in Italia, sarà al centro del prossimo Eurogruppo di dicembre dove lo stesso vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis si augura di poter “raggiungere un accordo”, è anche vero che l’ultimo vero dibattito in Italia, se si fa eccezione per alcune audizioni, risale alla scorsa estate.

“Da marzo a giugno 2019 abbiamo avuto 4 vertici di maggioranza coi massimi esponenti della Lega, in cui abbiamo discusso di Mes, delle fasi di avanzamento del negoziato e tutti i risvolti. Oggi si scopre l’esistenza del Mes e si grida allo scandalo” ha sottolineanto Conte. E Salvini ha controbattuto: “Ho sempre detto a Conte e Tria che non avevano mandato a trattare. Se qualcuno l’ha fatto, l’ha fatto tradendo il mandato del popolo italiano”.

Ma l’ex ministro del Tesoro, Giovanni Tria, ha già dato la sua versione sulla stampa: dice di aver combattuto “una battaglia durissima” per evitare l’inserimento di regole fisse sulla sostenibilità dei debiti di Paesi e che alla fine “i parametri fissi sono stati eliminati” dalle bozze di accordo. E il suo successore conferma: la riforma non introduce “in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario.

Effettivamente, all’inizio del negoziato alcuni paesi lo avevano chiesto” ma, “anche grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia, queste posizioni sono state respinte”. Insomma, taglia corto Roberto Gualtieri: “Il dibattito di questi giorni su questo argomento è senza senso”.

Fonte: Ansa, Agenzia Vista /Alexander Jakhnagiev