Il Brasiliano, ultrà Roma a terra sanguinante: “Me te magno a mozzichi” dice all’agente durante il fermo VIDEO-FOTO

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 novembre 2018 12:22 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2018 16:48
Il Brasiliano ultrà Roma

Il Brasiliano a terra sanguinante: “Me te magno a mozzichi” dice all’agente durante il suo fermo VIDEO-FOTO

ROMA – Massimiliano Minnocci, nome d’arte Brasiliano, è a terra ammanettato. Fisico palestrato e tatuato: il Brasiliano è un ultrà della Roma. Di lui si parla per delle immagini finite sui social, che lo ritraggono a terra con la faccia insaguinata e la testa su una scatola mentre discute con i poliziotti Intorno a lui ci sono molti agenti di polizia.

Il quotidiano Il Tempo che per primo ha raccontato di questa vicenda scrive che il video sarebbe stato girato “dopo una collutazione con gli agenti del Reparto Mobile”. I circa dieci agenti consigliano al Brasiliano di andare a casa. Lui invece si mette ad inveire contro qualcuno: “A pezzo de m… Io me te magno a mozzichi”. Il Brasiliano sta sanguinando da una mano e ad uno degli agenti in borghese dice: “Ridi sto c…”.

Vedendo il video, sorgono alcune domande. Come ci è finito in quella situazione? Si tratta di abuso di potere degli agenti o dietro questa scena c’è dell’altro?

I fatti risalgono al 6 ottobre: il Brasiliano è in via Pietralta. Nel video che mostrano le fasi del fermo, l’uomo è a torso nudo. Ad un certo punto viene caricato sulla volante e portato al commissariato di via Sant’Ippolito. A questo punto le versioni tra l’ultrà e gli agenti sono differenti.

Al Tempo, il Brasiliano ha dettto di aver supplicato gli agenti “perché mi togliessero le manette, loro mi hanno preso in giro, mi hanno fotografato mentre ero a terra, ridotto a una maschera di sangue, e si sono divertiti a far girare il video e quell’immagine vergognosa per divertirsi. Adesso basta, adesso la racconto io la verità”.

L’uomo spiega la sua versione dei fatti: “Non sono uno stinco di santo, però sono stato preso sotto casa mia a Pietralata e mi hanno portato in questura. Mi hanno ammanettato senza motivo, stavo tranquillo. Gli ho chiesto di togliermi le manette, di mettermele almeno davanti perché mi stava uscendo la spalla e mi stavo sentendo male col cuore. Invece di assecondarmi mi prendevano in giro. A quel punto mi sono innervosito ed è successo un po’ di parapiglia. Ho dato una botta ed è caduto un computer a terra”.

Anche la polizia conferma questa versione, almeno fino a questo punto. Come spiega Il Messaggero citando Fanpage, nel dispositivo della sentenza per direttissima il Brasiliano si sarebbe ferito rompendo un vetro negli uffici di Ps “nel tentativo di divincolarsi dagli agenti”.

“Detta mediazione con il soggetto in questione – si legge nel verbale delle forze dell’ordine – dava un esito apparentemente positivo, anche se poi, in uno di questi momenti di falsa tranquillità, il medesimo con mossa repentina e fulminea nonostante avesse ancora ai polsi le manette di sicurezza, si alzava dalla sedia ove si trovava dirigendosi verso l’uscita della stanza, asserendo di volersene andare e di fatto spintonando violentemente il personale ivi presente”.

Prosegue il verbale: “Prontamente si tentava di bloccare il Minnocci, che però improvvisamente e con forza continuava la sua azione violenta, sino a scagliarsi volontariamente con il capo contro la vetrata della porta lì posta a chiusura del corridoio antistante l’ambiente, infrangendo totalmente il vetro della parte superiore della stessa e di fatto procurandosi una ferita vicino al padiglione auricolare sinistro con copiosa fuoriuscita di liquido ematico”.

A questo punto è ancora Il Tempo sempre citato dal Messaggero, a chiedere al Brasiliano se è stato “picchiato dai poliziotti“. Massimiliano Minnocci risponde: “Mi hanno preso in 4-5 e mi hanno fatto rompere una porta a vetri con l’orecchio, di lato. Tra l’altro la parte dell’occhio buono perché l’altro mi è esploso con un colpo anni fa. Sono stati loro a farmi sbattere. Io, ammanettato, avevo semplicemente chiesto di essere liberato per il dolore, ho dato una botta a una scrivania e il computer è andato a terra”. Il Brasiliano nel suo racconto inverte i fatti, dicendo che quanto detto dagli agenti non sarebbe vero. 

Al Tempo, l’uomo ha spiegato anche perché abbia voluto parlare 40 giorni dopo: “Non avrei mai parlato quante volte ci hanno menato e siamo andati a processo con la testa rotta dicendo che avevamo inciampato o che eravamo sviolati. Noi le abbiamo fatto prima di Cucchi ‘ste cose”.

L’ultrà della Roma prosegue: “Se non fossero uscite le foto a presa per il c.. avrei preso le botte dai poliziotti e me ne sarei andato a casa, come sempre. So’ sempre stato zitto”.

Il Brasiliano ha postato il tutto su Facebook spiegando che sia il video, sia la foto, in Rete sarebbero stati messi dagli agenti stessi: “Video e foto sono stati fatti da loro – dice – il riflesso dell’uomo sul finestrino della macchina in strada che riprende il momento in cui vengo fermato è quello di un poliziotto”.