Obama condanna, Romney attacca: campagna elettorale su morte in Libia di Stevens

Pubblicato il 12 settembre 2012 16:43 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2012 18:08
Christopher Stevens

Christopher Stevens (Foto Lapresse)

WASHINGTON – La morte dell’ambasciatore americano in Libia Christopher Stevens diventa il nuovo tema del contendere tra i due sfidanti alla Casa Bianca, il repubblicano Mitt Romney e il democratico Barack Obama.

Dopo la presa di posizione del presidente in carica Obama, di condanna netta ma allo stesso tempo di conferma dei legami con la Libia, Romney coglie la palla al balzo per stuzzicare l’elettorato più vendicativo, o semplicemente più arrabbiato.

”Gli Stati Uniti d’America non devono mai scusarsi per aver difeso i propri valori”, ha detto il candidato mormone, criticando il primo comunicato diffuso dall’ambasciata americana al Cairo di condannare il film su Maometto (con tanto di scene di sesso tra il profeta e una delle sue mogli) che ha portato alle proteste non solo a Bengasi.

Ma lo stesso Obama non aveva certo tentennato di fronte alla conferma della morte di Stevens: “Gli Stati Uniti condannano nei termini più forti” gli attacchi in Libia, costati la vita a quattro americani e caduti nell’anniversario dell’11 settembre, mentre l’America ricordava gli attacchi terroristici.

Obama ha definito gli attacchi ”oltraggiosi”, ha chiarito che “nessun attacco” terroristico scuoterà la determinazione americana. E ha detto che gli Stati Uniti lavoreranno insieme al governo libico per portare davanti alla giustizia chi ha compiuto tale attacco. “Non c’è giustificazione a questo tipo di violenza senza senso. Sarà fatta giustizia”.

Tutto questo a Romney non è bastato. ”E’ stato un errore gravissimo, non tolleriamo attacchi a cittadini Usa”. L’ex governatore del Massachusetts ha condannato soprattutto la nota dell’ambasciata americana al Cairo. “E’ vergognoso che la prima risposta dell’amministrazione Obama non sia stata quella di condannare gli attacchi contro le nostre missioni diplomatiche, ma di simpatizzare con chi ha condotto gli attacchi. Quel comunicato è stato un errore gravissimo: l’America non può mai tollerare attacchi violenti ai suoi cittadini. Non possiamo più aspettare per usare la nostra influenza in tutta la regione. Guai a far sì che la Primavera araba divenga un autunno arabo”.

L’invio di Marines. Intanto Washington ha deciso di inviare immediatamente duecento Marines in Libia per rafforzare la sicurezza nelle sedi diplomatiche di Tripoli e Bengasi, come ha dato notizia la Nbc. Secondo altre fonti altre unità sarebbero in partenza per Kabul, in Afghanistan, e per il Cairo, in Egitto.

In Libia dovrebbe arrivare anche una squadra di ‘teste di cuoio’ del Fast, il Fleet Antiterrorism Security Team. La squadra è composta da una cinquantina di marines che rappresentano la punta avanzata delle forze specializzate americane nella lotta al terrorismo. I Fast dovrebbero collaborare con le forze dell’ordine libiche per individuare ed assicurare alla giustizia gli autori dell’attacco costato la vita a quattro americani.