Polpetta, orso-star di Los Angeles: famoso su Twitter, fa litigare per soldi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 gennaio 2014 9:41 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2014 9:42
Polpetta, orso-star di Los Angeles: famoso su Twitter, fa litigare per soldi...

Polpetta, orso-star di Los Angeles: famoso su Twitter, fa litigare per soldi… (Foto da Twitter)

LOS ANGELES – Allontanato dalla periferia di Los Angeles è tornato ed è stato sorpreso a mangiare polpette. Tanto è bastato al simpatico orso bruno americano per guadagnare il soprannome di “Polpetta” e diventare una star su Twitter. Foto, commenti e cinguettii a nome di Polpetta sono stati diffusi da una signora, che ha lanciato una campagna di raccolta fondi per l’orso-star. Il povero Polpetta però è giunto al Santuario di San Diego, dopo essere stato catturato, e ora i soldi della campagna sono stati reclamati dai responsabili del centro che lo occupa.

Danilo Mainardi, etologo, racconta sul Corriere della Sera la storia di Polpetta, che ha fatto litigare per soldi gli umani:

“Preso una prima volta e portato in boschi lontani un centinaio di miglia, dopo un po’ se n’è tornato indietro. E questa volta — una volta veramente fatale per la sua storia — viene scoperto intento a mangiare una confezione di polpette di carne. Da quel momento lui non è più un orso qualsiasi, ma inconsapevolmente inizia la sua carriera di divo. Diventa cioè «l’orso polpetta», un mito, una star. Tutti ne parlano, e c’è subito chi se ne approfitta. La sua fama si diffonde attraverso Twitter a un punto tale che il simpatico orso (gli orsi sono sempre simpatici) si trova ad essere titolare di un account personale, gestito da un’intraprendente signora che lancia nel social network l’orso che diviene presto inconsapevole protagonista di uno scambio diffuso di messaggi di ogni genere, anche a carattere almeno velatamente pubblicitario”.

E sulla popolarità dell’orso, che intanto è stato trasferito al Sanctuary di San Diego insieme ad altri animali, arriva il conflitto d’interessi:

“Non poteva dunque non accadere che scoppiasse un conflitto sui diritti ad usare quel brand. Rivendicato dall’intraprendente signora che lo aveva lanciato nel social network allo scopo, sostiene con convinzione, di raccogliere fondi per una campagna a favore dell’orso e delle specie del santuario, ma rivendicato contemporaneamente anche dai responsabili del centro dove è ospitato. Essi giustamente reclamano la necessità sempre crescente di fondi per far fronte al mantenimento degli animali. Insomma un braccio di ferro che finirà davanti ad una Corte per la quale non sarà facile trovare la soluzione”.