Blocco pensioni fuori legge. Letta lo sa ma vince Giovannini: altri tagli?

di Sergio Carli
Pubblicato il 18 Ottobre 2013 8:26 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2013 7:56
Blocco pensioni fuori legge: il Governo lo sa ma vince Giovannini

Enrico Giovannini. Nemico dei pensionati

Il Governo Letta è in guerra con la Corte costituzionale, delle cui sentenze non tiene conto, e con un intera categoria di cittadini, i pensionati o almeno quella parte di pensionati che i contributi li hanno pagati.

Il Governo Letta della Repubblica Popolare di Italia sembra avere un modello ormai condannato dalla storia, quello della DDR, la Repubblica democratica tedesca, piuttosto che la Repubblica Federale di Germania, la Germania dell’Ovest.

Lo scenario paventato da Ayn Rand nel suo Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante): un mondo governato da professori e burocrati invidiosi, un incrocio tra Mario Monti e Enrico Giovannini.

Sul tema delle pensioni ci si sono trovati tutti: funzionari invidiosi che popolano i ministeri, ministri comunisti come Enrico Giovannini, politici post fascisti come Giorgia Meloni, a conferma che fascisti e post si dicono di destra ma anche loro fanno parte di quella grande vandea che in Italia avvelena con odio e invidia la sinistra.

Non pensano ai veri ricchi, quelli da milioni e milioni di euro. Quelli no, quello non si toccano, vedessi mai che hanno anche un giornale o una squadra di calcio. Se ti invitano a cena corri a scodinzolare e ai loro interessi badi con attenzione e emendamenti.

L’odio è riservato a chi ha poco più di te, ma non per affari, speculazioni o ruberie, solo perché hanno avuto maggiori responsabilità, migliori stipendi e, avendo pagato più contributi, oggi godono anche di una pensione più ricca. Questa è la loro colpa e tutti giù a picchiargli in testa.

È la prova del fallimento politico di Berlusconi. Questa fascia di cittadini dovrebbe essere un nucleo importante di ceto medio, cui il Pdl dovrebbe guardare con attenzione e che invece, nella deriva peronista di Berlusconi, vengono abbandonati al loro destino, almeno fino a quando quella massa di voti non acquisterà la consapevolezza del proprio peso.

Ma per Berlusconi sono solo gente da imbonire e raggirare: a lui interessa solo la sua televisione, le sue reti, l’asse terrestre del suo globo politico.

Intanto il Governo Letta, che il Pdl  di Berlusconi sostiene e di cui fa parte con cinque ministri, le pensa tutte per schiacciare i pensionati e aggirare le sentenze della Corte costituzionale. Anzi, in spregio alla sua giurisprudenza, mantiene il blocco della rivalutazione che invece è già stato bocciato.

Le ultime giornate sono state un otto volante per il cuore dei pensionati. Le notizie contraddittorie si sono inseguite e a leggere i giornali c’era da morire di stress.

Dovrebbe arrivare il taglio delle pensioni d’oro, annuncia con soddisfazione Repubblica, che del partito dell’invidia contende la leadership a Beppe Grillo:

“Per quelle sopra i 100 mila euro ci sarà un contributo «con la finalità di concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico». Dovrebbe essere del 5 per cento per la parte eccedente i 100 mila euro fino 150 mila, del 10 per cento oltre i 150 mila e del 15 per cento oltre i 200 mila”.

Per dire che una parte delle pensioni non sarà adeguata al costo della vita, Repubblica la mette così:

“Dal prossimo anno tornerà l’indicizzazione per le pensioni dai 1.400 ai 3.000 euro. Del resto la misura era stata anticipata dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini. La misura potrebbe far arrivare nel cedolino più di 200 euro annui per un pensionato con un assegno pari a tre volte il minimo, cioè intorno ai 1.400 euro”.

Libero elabora:

“L’intervento sulle pensioni si snoda su due binari: da una parte il sostegno a quelle medio basse, da un’altra la richiesta di un contributo di solidarietà a quelle più elevate. Per gli assegni fino a sei volte il trattamento minimo (attualmente poco meno di 3.000 euro), ritorna nel 2014 la rivalutazione all’inflazione.

“Non sarà al 100% per tutti, però. L’indicizzazione piena (così come già accade adesso) spetterà alle pensioni fino a tre volte il minimo. Sopra i tremila euro continua anche nel 2014 il blocco.

“Ritorna il tentativo (già bocciato dalla Consulta) di chiedere un sacrificio alle pensioni d’oro, quelle dai centomila euro all’anno in su. Il contributo richiesto sarà pari a 5% per gli assegni compresi tra centomila e 150.000 euro, del 10% per quelli compresi tra 150.000 e 200.000 e del 15% oltre questa cifra. I soldi così risparmiati serviranno a «concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico»”.

Dimenticano tutti che le pensioni più basse corrispondono a gente che ha pagato poco o punto contributi e che spesso è andata in pensione trenta diconsi trenta anni prima dell’età raggiunta la quale normalmente possono accedervi gli infami pensionati d’oro.

Sul Fatto, Stefano Feltri e Marco Palombi spargono sale sulla ferita:

“Sulle pensioni il governo Letta si esercita in una sorta di paso doble. Da un lato stanzia alcune milioni di euro per risarcire i cosiddetti pensionati “d’oro”–sopra i 90 mila euro – dopo che la Corte costituzionale ha bocciato il contributo di solidarietà inventato dagli esecutivi Berlusconi e Monti.

“Dall’altro istituisce una nuova tassazione ad hoc per le pensioni alte: il prelievo sarà del 5 per cento tra i 100 e i 150 mila euro, del 10 fino a 200 mila e del 15 oltre questa soglia. Perché la Consulta non dovrebbe bocciarlo ancora?

“Secondo il sottosegretario Carlo Dell’Aringa: “Stavolta facciamo apparire il contributo non tanto in una natura tributaria, che ci era stata criticata, quanto nella sua natura di contributo di solidarietà”. Scettico il montiano Giuliano Cazzola: “È uguale alla legge che hanno già bocciato”. Intanto i soldi si incassano: poi si vede. Viene anche prorogato per i prossimi tre anni il blocco dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni oltre i 3.000 euro”.

Da notare la arroganza e la protervia di Dell’Aringa, che parla apertamente, senza il minimo ritegno, dello sforzo profuso per aggirare il divieto della Corte.

Nessuno dice peraltro, se non Franco Abruzzo, che il divieto della Corte non è solo aggirato ma semplicemente tenuto in non cale proprio con l’illegale blocco delle rivalutazioni.

Un po’ di sollievo lo dà Mario Sensini, che sul Corriere della Sera scrive:

“Alla fine non è passato il contributo di solidarietà a carico dei soli pensionati, neppure nella versione riveduta e corretta rispetto a quella bocciata dalla Corte costituzionale. Viene invece prorogato per tre anni il contributo del 3% per la parte eccedente i 300 mila euro lordi l’anno su tutti i redditi, sia da pensione sia da lavoro. Confermata, infine, la stretta sulle indicizzazioni delle pensioni: niente rivalutazione automatica degli assegni sopra i 3 mila euro lordi al mese, aumenti ridotti per le fasce più basse rispetto a quanto previsto finora”.

Questo conferma che ci sono menti all’opera per perpetrare questa specie di esproprio proletario a danni dei pensionati e che intanto, alla faccia delle bugie in materia di Fisco di Letta e Berlusconi,  l’aliquota marginale in Italia è stabilmente sopra il 50. E questo non per aiutare i più deboli, ma per pagare la scorta alla Boldrini e a Berlusconi, i corazzieri a Napolitano, gli sperperi della Sicilia e della Provincia di Bolzano.