Stefania Giannini ministro della scuola. La Riforma: no bisturi, sole integrale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2014 10:57 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2014 10:57
Stefania Giannini (foto Ansa)

Stefania Giannini (foto Ansa)

ROMA – Stefania Giannini, ministro della Istruzione pubblica in Italia, ha lasciato il segno di dove siamo arrivati parlando, il giorno in cui aprono le scuole, delle sue tette e della chirurgia plastica che, si vanta, non l’ha nemmeno sfiorata.
In ballo c’è anche la sua riforma, la millesima, visto che da un po’ di anni a questa parte ogni ministro che arriva vuole lasciare il segno con più o meno probabili riforme e dato che i ministri cambiano in Italia mediamente ogni sedici mesi, tante sono state le riforme della Scuola dal ’68 a oggi.

In una intervista a Carlo Tecce del Fatto, Stefania Giannini ha raggiunto abissi mai toccati.
L’idea di Francesco De Sanctis o Giovanni Gentile che parlano del loro sex appeal o di Aldo Moro che parla della sua mèche, per non parlare di Franca Falcucci che ci spiega come conservare a 50 anni la pelle di una adolescente proprio non ci quadra.

Saranno stati tutti degli ipocriti, ma se chi sta al vertice di una istituzione non conosce i confini delle convenienze, non si può pretendere molto da bidelli e studenti.

Accettare di rispondere a una domanda come questa di Carlo Tecce “Giannini, si sente una bella donna?” è già paradossale, per una donna ministro della Istruzione. Ma la risposta dà i brividi:

“Non particolarmente, magari posso piacere, posso affascinare. Credo di essere gradevole. Le donne non devono mascherare la propria femminilità”.

Carlo Tecce insiste: sarà ricordata come il primo ministro senza reggiseno al mare:

“Era una fotografia al naturale, questo va detto. Io sono sempre me stessa, anche se mi stendo a prendere il sole. Il paparazzo ha rubato un pezzo di me, s’è intrufolato in casa mia, perché il mio corpo è la mia casa: ne tengo cura, la miglioro, la capisco. Il prossimo anno andrò in montagna, così sarà più faticoso fotografarmi”.

Carlo Tecce diventa serpente e chiede se Stefania Giannini se ha mai pensato a un ritocco estetico. La risposta di Eva:

“Mi fa piacere. Vi siete accorti che la ragazza di campagna Stefania non è una donna rifatta. E non lo sarà mai? Se il silicone o l’operazione al viso diventa una forma di schiavitù, mi fa tristezza. Se aiuta ad accettarsi meglio, per me non è un tabù. A una certa età, rifletti sui segni che ti lascia la vita, immagini cosa si potrebbe arginare: per un po ’ di tempo l’ho immaginato anch’io, adesso mi è passato questo lieve desiderio”.

Poi la confessione:

“Io resto una ragazza di campagna. Sono nata a Montepoiano, vicino Lucca, ne conservo l’accento”.

Il resto è più scontato, certo il tono non è aulico. Com’era la studentessa Stefania Giannini a Montepoiano?

“Secchiona, non noiosa, almeno spero che questa sia la percezione di chi discute con me, vero? Io sono figlia unica, i miei genitori erano già anziani. Come tanti figli unici avevo due possibilità: o mi rinchiudevo in cameretta a piangere sul letto o facevo la conduttrice televisiva”.

Invece si è data alla politica e è anche diventata ministro, dopo uno “stage”, si direbbe oggi, nel bar del padre, che, Dio ci salvi, era un’eredità del nonno, che papà Giannini  “ha preso per vivere, ma era appassionato di arte”, sia chiaro a tutti, mica siamo plebei noi.

Lo stage al bar del padre ha comunque lasciato in Stefania Giannini bei ricordi:

“Facevo dei caffè e dei cappuccini buonissimi. E poi non posso dimenticare il profumo dei cornetti la domenica e la gioia di poterli mangiare senza pagare. Era un privilegio”.

Poi i ricordi si spostano alla adolescenza a Lucca, al liceo classico.

Ha mai scioperato, ha mai fatto occupazione? chiede Carlo Tecce:

“Quelle cose le facevano allo Scientifico, erano più schierati. Noi facevamo molte assemblee, ero rappresentante di classe, litigavo con il preside, questo sì”.

Mai bocciata?
“No. Diciamo che all’università non presi un buon voto in Armeno”.

Veniamo al presente. Ha amici al governo? La risposta la segna un po’, ma lo dice lei:

“Ho un eccellente rapporto con Dario Franceschini e Maria Elena Boschi. Amicizia è parola impegnativa e serve un percorso comune”.

Domanda proprio cattiva: Matteo Renzi è d’accordo con la Giannini?

In passato, e non svelo nulla, qualche volta è capitato di essere in disaccordo. In questa fase, io sono al suo fianco.

Ha mai meditato le dimissioni?

No. Ma non sono una sprovveduta: lo spazio per Scelta Civica s’è ridotto, però Scelta Civica sostiene il governo, ne è parte essenziale. Quando ho preso 3000 voti alle Europee, non ho negato la sconfitta, il fallimento, però non mi sono arresa. E non ci ho perso il sonno.

Perché s’è candidata?

Provengo da Italia Futura di Montezemolo, era il 17 novembre 2012, ero a una manifestazione a Roma, c’era tanta gente, venuta anche da lontano, e dissi: Stefania, ammira quanto è emozionante e travolgente parlare davanti a una platea così vasta.

E che rispose, Stefania Giannini?

“Che il momento era quello giusto”.

Non le si può dare torto.