Tfr dipendenti privati, un esproprio statale ai danni delle aziende. Che fine hanno fatto quei 34 mld?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2019 12:52 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2019 12:52
Tfr dipendenti privati, l'esproprio statale ai danni delle aziende. Che fine hanno fatto quei 34 mld?

Tfr dipendenti privati, l’esproprio statale ai danni delle aziende. Che fine hanno fatto quei 34 mld?

ROMA – Si capisce la necessità per uno Stato di fare cassa, l’impegno a rastrellare ogni risorsa in vista dei decisivi investimenti per stimolare crescita e occupazione, si capisce tutto fino al limite inviolabile dell’esproprio legalizzato: che fine hanno fatto, a questo proposito, i 34 miliardi di euro delle liquidazioni dei dipendenti privati (il Tfr in quelle con più di 50 addetti) che dal 2007 l’Inps ha “sequestrato” nel cosiddetto Fondo Tesoreria per trasferirli al Tesoro?

Risposte – che dovrebbero essere doverose come dal 2011 imporrebbe anche la Corte dei Conti – non sono pervenute. I cronisti del Fatto Quotidiano hanno fatto il tentativo di capirci qualcosa interpellando prima Inps e poi Tesoro ricevendo il medesimo trattamento che la burocrazia riserva ai suoi amministrati: il rimpallo tra l’una e l’altra amministrazione, “chiedi all’Inps” che risponde” senti il Tesoro”. Tipico. E intollerabile. Ma dal momento che da Prodi e Tremonti in giù, via via fino ai populisti di oggi, la responsabilità è di tutti, dunque di nessuno, di quel furto alle aziende (cui si limano le unghie per finanziarsi da sé e competere sui mercati) quasi non se ne parla.

La misura – l’obbligo a versare le quote di Tfr dei lavoratori che non hanno scelto di depositare il proprio trattamento di fine rapporto in fondi pensione –  avrebbe dovuto stimolare i dipendenti, specie i giovani, a indirizzarsi verso la previdenza complementare, la pensione integrativa  (solo uno su 4, si prevedeva il doppio) e, appunto, costituire una riserva per finanziare gli investimenti per Anas, o Ferrovie e così via con precisi obblighi di relazione annuale sulle somme spese e destinazione delle stesse.

Obblighi regolarmente disattesi. Eppure la Corte dei Conti era stata chiara, esaustiva. “La Corte dei Conti che, in una dettagliata relazione del marzo 2011, aveva espresso severi giudizi e grandi timori sui rischi di un uso sconsiderato di queste grosse quantità di soldi – segnalano Fiorina Capozzi e Gaia Scacciavillani de Il Fatto Quotidiano – parlando tra il resto di “prelievo forzoso” ai danni delle imprese private, di “tassa occulta” e di rischio di squilibri per i conti dello Stato a carico delle generazioni future e a danno dei lavoratori veri proprietari dei soldi”. (fonte Il Fatto Quotidiano)