‘Ndrangheta, Lo Giudice, pentito scomparso, ritratta: “Accuse per pressioni Dda”

Pubblicato il 7 Giugno 2013 15:20 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2013 15:30
'Ndrangheta, Lo Giudice, pentito scomparso, ritratta: "Accuse per pressioni Dda"

Nino Lo >Giudice (Foto Lapresse)

REGGIO CALABRIA – Il pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice, scomparso prima di deporre mercoledì 5 giugno, ha scritto una lettera all’avvocato: vuole ritrattare tutte le accuse perché, scrive, “frutto di pressioni di alcuni magistrati della Dda (la Direzione Distrettuale Antimafia).

Lo Giudice ha scritto la lettera all’avvocato Francesco Calabrese. Il contenuto è stato secretato, ma secondo quanto scrive l’agenzia Ansa il pentito ha scritto di voler ritrattare tutte le accuse perché frutto,dice, ”di pressioni di alcuni magistrati della Dda”.

Lo Giudice esclude di essere o di conoscere il regista degli attentati del 2010 alla Procura generale ed alla casa del Procuratore generale Di Landro di cui si era accusato.

”Mio fratello Luciano, ha scritto Lo Giudice nella lettera, ha resistito a quelle pressioni, mentre io non ci sono riuscito”. Il pentito chiede anche di non essere cercato: ‘Tanto non mi troverete mai”.

Quando è scomparso mercoledì scorso, Lo Giudice si trovava nella località protetta in cui stava scontando agli arresti domiciliari la condanna a sei anni e quattro mesi comminatagli per gli attentati alla Procura generale di Reggio ed alla casa del pg Di Landro di cui si era autoaccusato ed ai quali, adesso, si dice estraneo.

Antonino Lo Giudice è il boss dell’omonima cosca di Reggio Calabria che, dopo l’arresto, ha iniziato a collaborare con la giustizia. Si era autoaccusato delle bombe esplose sotto l’ufficio della Procura generale di Reggio Calabria nel gennaio 2010 e sotto la casa del pg Salvatore di Landro nell’agosto dello stesso anno, e del lanciarazzi fatto trovare a duecento metri dagli uffici giudiziari come segnale intimidatorio nei confronti dei magistrati di Reggio.

Il memoriale video di Nino Lo Giudice da Repubblica Tv  (VIDEO RIMOSSO PER ORDINE DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA – PROCURA DI REGGIO CALABRIA)