Ponte Morandi, il dramma degli sfollati al rientro a casa: allagamenti, ricordi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 ottobre 2018 12:11 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2018 14:36
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Ponte Morandi, il dramma degli sfollati al rientro a casa: allagamenti, ricordi…

GENOVA – A due mesi dalla tragedia, per poche ore, le famiglie sfollate dopo il crollo di Ponte Morandi sono rientrate nelle loro case. La strada deserta, senza più auto parcheggiate ormai da settimane, i palazzi disabitati, alcune finestre rimaste aperte e un silenzio spettrale, se non fosse per il vociare degli sfollati che rientrano nelle case per due ore e dei cronisti e degli operatori fatti entrare a bordo di un piccolo pullman turistico aperto. Nella zona rossa nei pressi del viadotto, l’unica traccia che queste case fossero abitate sono le piante che resistono sui balconi.

I primi cittadini a entrare sono stati alcuni inquilini dei civici 11 e 16 e 5 e 6, quelli più lontani dalla pila 10 del viadotto. Il capo protetto da un caschetto, e tre vigili del fuoco a fianco, hanno iniziato a riempire gli scatoloni forniti dal Comune, già montati per evitare di perdere tempo nelle due ore concesse, e a collocarli sulle piattaforme mobili da trasloco. In tutta la giornata, secondo i piani, entreranno 24 famiglie.

Al civico 11, in un appartamento della scala C, un uomo non è potuto rientrare nella sua abitazione perché l’ha trovata allagata a causa dell’acqua piovana fuoriuscita dalle cisterne di raccolta situate sul tetto del palazzo. Nonostante l’aiuto dei vigili del fuoco l’uomo ha dovuto rinunciare al momento a riempire i 50 scatoloni. Si teme che il problema possa essersi verificato anche in altri palazzi.

“Mi preparo al peggio, sperando nel meglio”, commenta Franco Ravera, presidente del Comitato sfollati di ponte Morandi. L’allagamento si è verificato nel suo condominio e anche lui teme di trovare casa allagata. “Una sfortuna nella sfortuna – dice – speriamo sia una situazione circoscritta”.

Un’altra sfollata ha avuto un momento di sconforto, è scoppiata a piangere e ha interrotto la visita in casa. A causa della emozione è stata costretta ad abbandonare l’abitazione e a uscire in strada, dove è stata assistita dai vigili del fuoco. La donna poi si è ripresa e ha fatto rientro in casa. 

“Ho una lista di cose da prendere. So già che non la rispetterò e so già che, una volta fuori, avrò dimenticato qualcosa…”. Giusy Moretti, portavoce del comitato sfollati di ponte Morandi, sarà tra le ultime a rientrare nella propria casa. “Il mio turno è sabato pomeriggio – spiega – sono qui per rivedere gli amici di una vita, le persone della mia scala con cui abbiamo condiviso 50 anni”.

Due ore non sono tante per ritrovare le proprie cose tra quelle mura abbandonate di corsa lo scorso 14 agosto. “È il meglio che abbiamo potuto ottenere – dice – e comunque potremmo rientrare altre volte. Mia figlia vuole la sedia a dondolo, spero riusciremo a prenderla. E poi vorrei l’orologio di mio padre, quello che gli hanno regalato quando è andato in pensione dalle Ferrovie. Spero di trovarlo, perché ho un vuoto di memoria e non ricordo dove l’ho messo…”. Alle sue spalle i monconi del viadotto, monumento di una tragedia che mai avrebbe immaginato. “Paura del ponte? Non l’ho mai avuta, neppure il giorno che è caduto”.

Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev