Spike Lee: "Gli studios non sanno niente dei neri"

Pubblicato il 23 Gennaio 2012 19:17 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2012 19:18

ROMA – Un film autoprodotto, con meno di un milione di dollari ''perche' non volevo gli studios fossero coinvolti… Non volevo le loro note che mi spiegano cosa due 13enni neri fanno a Red Hook (sobborgo di Brooklyn, dove la pellicola e' ambientata). Gli studios non sanno niente dei neri… Niente!''. L'ha detto Spike Lee nella lunga (e pare agitata) conversazione con il pubblico seguita ieri alla premiere mondiale al Sundance Film festival della sua nuova pellicola Red Hook Summer, che ha diviso la critica.

Rispondendo alle domande degli spettatori, fra i quali c'era anche Chris Rock, spiega Entertainment Weekly, il regista ha perentoriamente spiegato che sta ''aspettando la Universal dia il via al sequel di The inside man, il mio piu' grande hit…. e mi sono stancato di aspettare!''.

In Red hook summer,che e' ancora privo di distribuzione negli Usa (dove Lee vorrebbe farlo uscire la prossima estate), il cineasta (che torna anche a recitare),ha riscelto a distanza di anni, come location, Brooklyn, gia' ambientazione di suoi cult come Do the right Thing, per raccontare la'estate complicata che il tredicenne di Atlanta, Flik (Jules Brown) passa con il nonno predicatore, Padre Enoch (Clarke Peters) nella Grande Mela. Con frequenti stoccate ironiche ai rassicuranti film 'familiari' sulle comunita' nere di Tyler Perry, Lee racconta le giornate di Flik in mezzo a un vicinato colorato e eccentrico, e la profonda amicizia che nasce tra lui e' una coetanea, Chazz. Intanto pero' Enoch, si ritrova costretto ad affrontare le conseguenze di un imperdonabile atto compiuto nel passato.

La pellicola, stando alle recensioni, di cui sono fioccate le anteprime su twitter, ha diviso la critica. C'e' chi come Movieline reputa Red Hook Summer ''il peggior film che ha mai debuttato al Sundance, insieme a Hounddog, Downloading Nancy e The Interrupters'', mentre far le recensioni positive, ci sono quelle del Los Angeles Times, Screen Daily e Variety. Quello del film ''e'' materiale ardente e appassionato – ha scritto Peter Debruge sulla 'bibbia' dello spettacolo Usa -. a volte e' presentato senza eleganza, ma e' impossibile da ignorare''.