Venezia, Rula Jebreal: da giornalista tv a sceneggiatrice di “Miral” per il compagno Schnabel

Pubblicato il 2 Settembre 2010 21:00 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2010 21:19

Julian Schnabel e Rula Jebreal a Venezia

Un regista ebreo americano che fa un film sulla storia di una ragazzina palestinese perché ”sente la necessità di vedere le cose da un punto di vista diverso dal suo”. E’ l’ultima opera d’arte di Julian Schnabel che con ‘Miral’, il suo atteso film in concorso a Venezia 67, che uscirà domani in prima mondiale in Italia, è riuscito a raccontare un tema di enorme portata politica come il conflitto arabo-israeliano, dandogli un respiro diverso e partendo da una storia personale.

”Essere pro palestinesi significa essere pro ebrei” dice il regista e poi sottolinea che ”qualsiasi cosa si faccia è politica” e che è felice che il film esca prima in Italia”. Arrivato al Lido proprio oggi, nel giorno in cui riprendono i negoziati alla Casa Bianca tra Israele e la Palestina, Schnabel dice: ”è una cosa positiva. Mi auguro che tutti possano fare del proprio meglio, mettere tutta la loro energia per ottenere qualcosa. Obama è una gran brava persona, è importante quello che ha fatto”.

Accanto a lui Rula Jebreal, la giornalista e scrittrice palestinese, naturalizzata italiana, conosciuta nel nostro Paese per i diversi programmi condotti su La7, attuale compagna del regista, autrice del libro autobiografico ‘La strada dei fiori di Miral’ (Rizzoli), e della sceneggiatura, da cui è nato il film. Assente l’attesa Freida Pinto (Miral), che abbiamo visto in The Millionaire, ”per una seria emergenza familiare in India. Avrebbe tanto voluto essere qui – ha spiegato Schnabel – ma è dovuta tornare a casa”.

”E’ un segno positivo – dice la Jebreal del negoziato arabo-israeliano – ma io faccio parte della scuola non parlare ma passare ai fatti. Di negoziati ce ne sono stati infiniti, bisogna trasformare il sogno in realtà. Obama è un uomo straordinario ma non può imporre alle parti cosa fare. Gandhi diceva ‘non c’è una via per la pace, la pace è la via”’.

Miral è una ragazzina palestinese che dopo il suicidio della madre cresce nell’istituto per orfani, vera e propria casa per oltre 3000 ragazze, creato da Hind Husseini (interpretata da Hiam Abbass) – grande donna coraggiosa e generosa, molto conosciuta a Gerusalemme – senza che le venga a mancare l’affetto del padre, importante figura di riferimento. Attraverso la vita di questa ragazza che ha il nome del fiore rosso che cresce ai lati della strada, Miral appunto, Schnabel ripercorre una complessa realtà politica, dalla nascita dello Stato d’Israele, nel 1948, agli Accordi di pace di Oslo, nel 1994.

Nel cast Vanessa Redgrave, Willem Dafoe e la figlia di Schnabel, Stella. ”Per fare un film – spiega il regista-pittore – devo sentire la responsabilità verso un argomento e imparare qualcosa”. La Jebreal, che in fondo è stata sul set della propria vita, dice che ”l’istruzione è la chiave per la pace e che oggi Miral sono tante ragazzine che stanno aspettando un aiuto” e poi aggiunge che “è stata un’esperienza dolorosa e obbligata. Per guardare al mio futuro dovevo vedere il mio passato”.

E tutte le donne del film – da Hind che ha dedicato la sua vita agli orfani, alla violenza subita dalla madre di Miral quando da ragazza fu violentata dal padrino, all’infermiera Fatima incontrata in prigione che ha messo una bomba in un cinema – ”sono state – spiega – un motivo di guarigione”. Schnabel sottolinea che non avrebbe potuto ”fare il film senza Rula. Lo abbiamo girato a Gerusalemme in Palestina, ad Haifa e Jaffa e Rula aveva vissuto lì. Molte porte si sono aperte perché c’era lei”’.

Fra le scene più toccanti alcune sequenze di Repulsion di Polanski mentre l’infermiera Fatima mette una bomba in un cinema e quella in cui si suicida nell’oceano la madre di Miral, scena eccezionalmente interpretata di spalle dalla Jebreal. ”Ed è stato anche importante per me che mia figlia Stella – dice Schnabel – abbia fatto la parte di una ragazza ebrea. E’ una storia di emozioni, non ho fatto un film palestinese, ho fatto un film e basta. Io non sono un analista politico. So che non piacerà a tutti ma se assecondassi l’idea che ci sono persone a cui non piacciono i miei quadri o le mie camice, non uscirei di casa”.

Anche Hiam Abbass che abbiamo visto ne ‘L’ospite inatteso’ e ‘Il giardino di limoni’, ribadisce che ”è una storia personale e questo è il suo valore”. E il coproduttore Tarak Ben Ammar ci tiene a dire: ”Avrei voluto che Obama, Netanyahu e Abu Mazen vedessero il film prima del negoziato di oggi”.