Davos, terrorismo. Kerry, il mondo civile non indietreggerà, liberare l’Iraq

Pubblicato il 23 Gennaio 2015 20:01 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2015 20:01
John Kerry

John Kerry

SVIZZERA, DAVOS – “Il mondo civile non indietreggerà di fronte alla violenza”, ha affermato il segretario di Stato Usa, John Kerry, al Wef di Davos, sottolineando che “nessuna ragione storica, religiosa, politica, di svantaggio economico o di ambizione personale può giustificare il massacro d’un bambino”.

Kerry ha citato tre casi recenti di potenziali bambini kamikaze, incluso quello delle 14 ragazzine trovate a Kano imbottite di esplosivo. “Non c’è posto per antisemitismo e islamofobia” nel mondo, ha aggiunto.

“Liberare l’Iraq dai suoi invasori sarà il primo passo per vincere la battaglia contro il terrorismo”, ha affermato Kerry, sottolineando tuttavia come siano “diversi”, e non solo in Medio Oriente, i Paesi colpiti da infiltrazioni terroristiche. Kerry ha più volte citato Boko Haram, annunciando che nei prossimi giorni si recherà in Nigeria. “Per battere il terrorismo bisogna prima conoscerlo”, ha spiegato.

“Non c’è una religione che richiede sangue”, il terrorismo deriva da “un’errata e stolta interpretazione dell’Islam, ha proseguito. Anche per questo la vittoria contro il terrore “non si otterrà solo sui campi di battaglia, ma nelle scuole, nei luoghi di lavoro” e nella stabilità dei governi interessati da infiltrazioni. Un buon governo è la risposta più durevole al terrorismo”

Secondo il segretario di Stato Usa serviranno tempo e risorse nella battaglia all’Isis e, più in generale, al terrorismo, ha sottolineato Kerry, che ha esortato la platea di economisti, politologi, membri di governo, giornalisti a non incolpare i musulmani in generale per i massacri perpetrati dai terroristi nel mondo e spiegando come l’ineguaglianza economica sia una delle ragioni, assieme all’instabilità politica del proliferare del terrore.

Per alcuni, ha osservato Kerry, “il nostro intero sistema sta collassando, ma io vedo il contrario. Vedo Paesi che fanno accordi commerciali, sostengono la battaglia a Ebola, aiutano l’Ucraina, si muovono per un accordo di pace”. In passato, è il suo appello, “abbiamo combattuto dure battaglie e le abbiamo vinte. Ora è il momento di combattere per i nostri valori e per la prevalenza dei diritti e dobbiamo far nostre le immagini di Parigi e del massacro della scuola di Peshawar”.