Gran Bretagna, Sergei Skripal, ex spia russa, avvelenato. Londra accusa il Cremlino

di Anna Boldini
Pubblicato il 6 marzo 2018 12:25 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2018 13:40

Sergei Skripal, ex spia russa, è stato avvelenato

MILANO – L’ombra di un nuovo caso Litvinenko si allunga sul Regno Unito e irrigidisce i suoi già tesi rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Sergei Skripal, 66 anni, ex agente dei servizi segreti russi condannata nel 2006 a 13 anni di carcere con l’accusa di aver lavorato per i britannici, è stato ricoverato in ospedale a Salisbury, dove vive, in condizioni critiche con sintomi di avvelenamento. Con lui anche la figlia Yulia, 33 anni, che era arrivata dalla Russia per fargli visita. E come per il caso Litvinenko, Londra punta il dito direttamente contro il Cremlino.

Ad accusare Mosca sono alcuni deputati britannici e la vedova di Aleksandr Litvinenko, ex spia russa dell’Fsb, morto nel 2006 a Londra dopo essere stato contaminato con polonio 210. “E’ come un déjà-vu, la Russia resta uno Stato da Kgb, è sempre la stessa”, ha commentato Marina Litvinenko alla Bbc, sollecitando le autorità del Regno Unito a garantire meglio “la sicurezza” dei transfughi russi a cui dà asilo.

Concetti simili sono stati espressi da altri oppositori di Putin riparati in occidente, come Garri Kasparov, che ricordano oltre al caso Litvinenko quello di Alexander Perepilichnyy, businessman entrato in conflitto col Cremlino e morto a sua volta nel Regno Unito in circostanze che alcuni considerano dubbie.

Deputati sia conservatori sia laburisti hanno intanto presentato interrogazioni alla Camera dei Comuni a cui risponderà il ministro degli Esteri, Boris Johnson. La polizia britannica resta tuttavia per cauta in attesa di identificare la sostanza che avrebbe intossicato Skripal e la figlia. Mentre anche Igor Sutyagin, analista condannato per alto tradimento in Russia e poi coinvolto con Skripal in uno scambio di spie Mosca-Washington nel 2010 invita alla “prudenza” e non fare di tutt’erba un fascio fra questo caso e altri prima di avere informazioni più approfondite.

La Russia, dal canto suo, si è detta “pronta a cooperare” con Londra sul caso. Il Cremlino, comunque, sostiene di non sapere cosa sia avvenuto a Skripal, ex ufficiale dei servizi segreti militari russi (Gru) smascherato anni fa come doppio agente al soldo dell’MI6 britannico. “Sappiamo della tragica situazione – ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov – ma non abbiamo informazioni sulle probabili cause”.

In questo caso non vi sono indicazioni che si sia trattato di materiale radioattivo, come avvenne nel 2006 per Litvinenko, contaminato nel cuore di Londra da un tè al polonio 210 e morto dopo un’agonia atroce. Tanto più che l’allarme dato domenica sera dalla polizia di Salisbury risulta già rientrato dopo una rapida “decontaminazione” del sito e che sono “esclusi più ampi rischi” per la gente locale.

Restano tuttavia i contorni d’una vicenda quanto mai sinistra. Skripal, colonnello a riposo del Gru era stato condannato in patria con l’accusa d’aver passato all’MI6 negli anni ’90, in cambio di 100.000 sterline, informazioni classificate sulla rete d’agenti prima sovietici e poi russi presenti sull’isola.

Dopo alcuni anni in prigione, nel 2010 non aveva ottenuto la grazia dall’allora presidente e attuale premier, Dmitri Medvedev, ma solo per essere inserito in uno scambio di spie con gli Stati Uniti destinato a riportare a casa 10 agenti russi arrestati poco tempo prima dall’Fbi, fra cui la patinata e ormai notissima Anna Chapman, detta “Anna la rossa”.

Da allora Skripal si era rifugiato nel Regno Unito, ottenendo immediatamente asilo politico, ed era svanito nel nulla, eclissandosi in provincia e guardandosi bene da qualunque attività, intervento o rivelazione pubblica.

Un “basso profilo”, come sottolinea ancora la Bbc, che non sembra essere bastato a farlo dimenticare, se si confermerà lo scenario di un avvelenamento deliberato. Ipotesi destinata inevitabilmente ad attirare nuovi sospetti sull’intelligence russa, non nuova (fin dall’epoca sovietica, come altri servizi segreti) a regolare con metodi simili i suoi conti e le sue vendette.

I precedenti sul suolo britannico non mancano. Il caso dell’ombrello con la punta intinta in una micidiale dose di ricina che nel 1978 uccise il dissidente bulgaro Georgi Markov, sorpreso a una fermata dell’autobus all’imbocco del Ponte di Waterloo fece ad esempio scuola in anni in cui ancora incombeva la cortina di ferro.

Più recente, e lungi dall’essere archiviato, è il caso di Aleksandr Litvinenko, l’ex ufficiale dell’Fsb (i servizi di sicurezza interni russi eredi del Kgb) divenuto braccio destro dell’oligarca Boris Berezovski nonché nemico giurato del Cremlino putiniano, ucciso 11 anni fa sempre a Londra (dove era riparato dal 2000) dopo aver incontrato due vecchi compagni d’arme, Aleksandr Lugovoi e Dmitri Kovtun, e aver bevuto un tè (verosimilmente fatale) nel bar d’un lussuoso hotel di Mayfair.

Un episodio per il quale nel gennaio del 2016 una commissione d’inchiesta indipendente, voluta dal governo britannico e guidata dall’alto magistrato in pensione sir Robert Owen, ha indicato come mandante lo stesso Fsb, nell’ambito di un presunto piano “probabilmente approvato” dall’allora numero uno della Lubianka, Nikolai Patrushev, e “dal presidente Putin”.

Per la faccenda di Skripal, è vero, al momento non ci sono accuse dirette. C’è però chi ricorda come il Gru sia una realtà ancor più chiusa dell’ex Kgb. Una struttura d’intelligence militare dal cui impenetrabile quartier generale, ribattezzato a Mosca l’acquario, si vocifera che le reclute siano avvertite fin dal primo giorno di servizio di non farsi illusioni: non è previsto uscirne da traditori o transfughi impunemente.

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