Jihadi Jack, condannati i genitori: avevano “finanziato” il figlio per 223 sterline

di Caterina Galloni
Pubblicato il 2 Luglio 2019 7:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2019 18:06
Jihadi Jack

Jihadi Jack, condannati i genitori: avevano “finanziato” il figlio per 23 sterline

LONDRA – Condannati i genitori di “Jihadi Jack”, vero nome del 23enne britannico Jack Letts, colpevoli di finanziamento del terrorismo per aver inviato 223 sterline al figlio, che si era unito alle file dell’Isis. Alla coppia è stata risparmiata la pena detentiva massima di 14 anni di carcere, commutati in 15 mesi di reclusione sospesi per 12 mesi. Il padre John Letts, botanico, e la madre Sally Lane, scrittrice, rifiutavano di credere che dopo aver concesso al figlio allora 16enne di viaggiare in Siria, che nel periodo in cui era stata spedito il denaro si era definito un “nemico del Regno Unito”, fosse diventato un pericoloso estremista. Nel 2014, Jack aveva sposato Asmaa, la cui famiglia era influente nell’ISIS in Iraq e avevano avuto un bambino. Il 2 settembre 2014, Jack aveva confermato ai genitori che si trovava in Siria e in seguito chiarito che era al fianco di altre reclute anglosassoni del gruppo ISIS a Raqqa.

Nel corso del processo all’Old Baley è emerso che la coppia, di Oxford, ha ignorato i ripetuti avvertimenti che Jack si era unito allo Stato Islamico nel paese devastato dalla guerra e ha cercato di mandargli del denaro nonostante per tre volte la polizia avesse detto di non farlo. I genitori si difendono, ammettono di aver inviato 223 sterline al figlio, ma “è quello che avrebbe fatto qualsiasi genitore. Abbiamo cercato di fare la cosa giusta collaborando pienamente con la polizia: hanno promesso che ci avrebbero aiutato, ma in realtà hanno usato le informazioni che abbiamo fornito per accusarci”.

Nel corso di un’intervista fatta a ottobre ma rilasciata solo a conclusione del processo ai genitori, Jihadi Jack ammette che durante la permanenza nell’ISIS era pronto a far esplodere un’autobomba suicida e a morire pur di colpire gli obbiettivi del gruppo jihadista. Il ventitreenne, nel 2014 aveva scelto di andare via da Oxford per unirsi all’ISIS nell’ex roccaforte di Raqqa in Siria, e nella sconvolgente intervista nel carcere curdo, ha parlato del suo desiderio di mettere in atto il terrificante piano. “Non te lo chiedono ma indirettamente ti incoraggiano. Per un periodo ci ho creduto ma ora penso che in realtà sia haram (probito)” e aggiunto:”A un certo punto volevo farlo ma non con un giubbotto bensì in macchina e ho detto “se c’è la possibilità lo farò”.  
Letts ha rivelato che si è unito all’ISIS perché pensava che stesse “andando a fare a qualcosa di meglio, di morale” ma ha anche ammesso:”se fossi un cittadino britannico probabilmente non mi darei una seconda possibilità”.

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Il giovane, che proviene da una famiglia borghese dice:”All’epoca pensavo di fare una bella vita, perché gli altri no? Era quasi un dovere farlo. Penso che sia stato un periodo in cui ero molto emotivo. Sono felice di non essere morto”. Letts, che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo e i genitori pensano abbia influito sulla sua decisione di unirsi all’ISIS, si ritiene sia attualmente tenuto prigioniero dalle milizie nel nord dell’Iraq. Nell’intervista ha inoltre ammesso di essere un ragazzo immagine dell’ISIS, che gli è piaciuto vivere nella roccaforte di Raqqa ma è fuggito nel 2017 perché il gruppo terroristico stava uccidendo i musulmani. “Non avevo un piano preciso. Pensavo di andare in Turchia, chiamare mia madre e dirle ad esempio “voglio vederti”. (fonte: bbc.com – Daily Mail)