Alta Velocità scoppia di treni: più ritardi. Linea e stazioni non reggono traffico

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Dicembre 2019 11:35 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2019 11:35
Alta Velocità in Italia scoppia di treni: più ritardi. Linea e stazioni non reggono traffico

Alta Velocità scoppia di treni: più ritardi. Linea e stazioni non reggono traffico (nella foto Ansa, una Freccia di Trenitalia)

ROMA – Cosa accade se, su una data strada, circolano prima 10 auto al giorno, poi 100 e infine 1000? Accade che si creano gli ingorghi e per coprire lo stesso percorso si impiega più tempo, finendo con l’arrivare in ritardo. Esattamente quello che sta avvenendo sulla rete ferroviaria italiana dove, sugli stessi binari, circolano ogni anno più treni, creando traffico e aumentando i ritardi.

L’esperienza del comune automobilista insegna: più auto uguale più traffico. A meno chiaramente di non migliorare e ampliare l’infrastruttura stradale. Eppure l’esperienza quotidiana di milionidi italiani si ripete sulla ‘metropolitana d’Italia’, come ferrovie ama definire i suoi treni alta velocità. Treni che, è innegabile, insieme ai concorrenti Italo hanno davvero avvicinato molti pezzi del nostro Paese. Almeno lì dove l’Alta Velocità arriva.

Fare un salto a Napoli o Firenze in giornata da Roma è fattibile e comodo. Andare dalla capitale politica a quella economica anche, e persino più rapido che con l’aereo tenendo conto dei tempi che vanno spesi negli aeroporti. Tutto verissimo però l’Alta Velocità di Trenitalia, che giusto in questo periodo festeggia i suoi primi 10 anni, da quando è nata ha visto moltiplicare le sue corse e i suoi treni e, recentemente, arrivare anche il concorrente Italo.

Tutti treni che percorrono letteralmente gli stessi binari, le stesse linee ferroviarie. Linee che non sono quelle di dieci anni fa ma che non sono cresciute allo stesso ritmo dei convogli e linee su cui, in molti tratti, oltre ai treni veloci viaggiano anche quelli lenti, come regionali e simili. Accade così che nonostante il miglioramento delle tecnologie e l’abbassarsi dei tempi di percorrenza delle singole tratte, i treni, tutti o quasi, sperimentano sempre maggiori ritardi. Sono di più quelli che arrivano con pochi o tanti minuti di ritardo e sono mediamente più lunghi i ritardi.

Perché? Perché c’è traffico. In particolare la tratta tra Firenze e Roma, tratta che per posizione geografica taglia l’Italia e riflette il suo funzionamento verso Nord come verso Sud, è letteralmente un collo di bottiglia. Già poco più di un anno fa, il presidente di NTV Luca Cordero di Montezemolo lamentava “l’incidenza dei ritardi in fortissima crescita: siamo costretti a fermarci continuamente per il traffico – spiegava -, l’infrastruttura è la stessa ma il traffico è aumentato e questo comporta un forte disagio”. E d’accordo con lui era l’assessore ai Trasporti Vincenzo Ceccarelli: “Si sta andando verso la saturazione della Direttissima”.

Dato strutturale quindi quello della saturazione e dei ritardi, tanto che anche le celebrazioni per il 180° anniversario della prima linea ferroviaria italiana verso Portici voluta da Re Ferdinando II con viaggio istituzionale sono state vittime di questi. Ma ritardi che aumentano se possibile sotto le feste. Aumentano per lo stesso motivo: più italiani in viaggio, più treni, più traffico e più ritardi. La soluzione c’è, ed è chiara: allargare la strada in modo da far passare comodamente quelle 1000 macchine al giorno. Ma è una soluzione che costa. Costa denari e non solo. Il solo raddoppio della linea tra Valdarno e Firenze, che scioglierebbe quel famoso collo di bottiglia, ha un costo stimato tra 900 milioni e 1,3 miliardi. Per non parlare della ricaduta ambientale e delle relative polemiche.