Carabinieri, concorso allievi marescialli: escluse le donne incinte. Sindacato denuncia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2019 15:20 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2019 15:20
Carabinieri, concorso allievi marescialli: escluse le donne incinte. Sindacato denuncia

Carabinieri, concorso allievi marescialli: escluse le donne incinte. Sindacato denuncia (Ansa)

ROMA – “Donne incinte escluse dal concorso interno per diventare allievi marescialli”. La denuncia arriva direttamente dal sindacato militare. Per essere ammessi al concorso è necessario esibire un test di gravidanza negativo. Luca Marco Comellini, segretario generale della sigla di rappresentanza dei militari, ha scritto al ministro della Difesa Trenta ricordando che la giustizia amministrativa ha da tempo affermato che “sulla base dei principi di rango costituzionale è garantita a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, la possibilità di accesso agli uffici pubblici”. 

“L’Arma si vuole fregiare di essere un’Amministrazione che tutela e protegge le donne, ma le prime donne a essere violate sono proprio le sue dipendenti, che quando sono incinte sono un peso, una zavorra, una quota di personale da mortificare, con una richiesta fuori da ogni crisma”. A scrivere è una donna carabiniere che si è rivolta al sindacato dei militari, denunciando una discriminazione per le colleghe in stato di gravidanza nelle regole del concorso interno riservato ai sovrintendenti, per l’ammissione al corso di qualificazione(2018-2019) di 565 allievi marescialli.

Nel bando in questione si legge: “I candidati di sesso femminile dovranno esibire referto del test di gravidanza mediante analisi su sangue o urine, effettuato entro i 5 giorni antecedenti la data di presentazione per lo svolgimento degli accertamenti psico-fisici, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 580, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90″. In caso di positività del test, inoltre, la commissione non può procedere né con gli accertamenti previsti, né con la pronuncia del giudizio, in quanto “lo stato di gravidanza costituisce temporaneo impedimento all’accertamento dell’idoneità al servizio militare”.

“Apprendere che il personale femminile delle Forze Armate deve sottoporsi a un test di gravidanza per poter partecipare a un concorso per la progressione di carriera interna è sconvolgente”. Lo afferma la deputata del Pd Raffaella Paita. “La donna – aggiunge – sarebbe costretta a decidere se abortire o rinunciare a un miglioramento professionale? Non si può accettare, specie se ad avallare questo scandalo è un governo che si riempie la bocca dalla mattina alla sera di politiche a favore delle famiglie e dell’incremento demografico. Questa è un’idea che mortifica la privacy, oltre che il corpo delle donne”. (Fonte Il Fatto Quotidiano).