Casal Bruciato, Virginia Raggi insultata durante visita a famiglia rom: “Buffona”. Lei: “Hanno diritto alla casa” FOTO-VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 maggio 2019 13:39 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2019 17:31
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Casal Bruciato, Virginia Raggi insultata durante visita a famiglia rom (foto Ansa)

ROMA – Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, la mattina di oggi, mercoledì 8 maggio, ha visitato a Casal Bruciato la famiglia di nomadi contro la quale è scattata la protesta dei residenti per l’assegnazione di una casa popolare. 

La sindaca è stata contestata e insultata. “Buffona”, “non sei la nostra sindaca”, “vergognati” sono stati alcuni degli insulti con i quali è stata accolta. “Lercia” e “schifosa” sono stati gli altri insulti che le sono stati rivolti.

Nel pomeriggio sono state poi organizzate due manifestazioni contrapposte: da un lato CasaPound e dall’altro i Movimenti per la casa.

La prima cittadina è entrata nella casa popolare ed ha fatto visita alla famiglia: una bambina, per paura sembra che non voglia più uscire di casa. Al termine della visita, la Raggi ha detto: “Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”.

Il capofamiglia della famiglia nomade, intervistato da Radio Cusano, ha descritto la nottataccia trascorsa: “Stanotte i bambini avevano molta paura e piangevano. Una delle mie figlie sta male e l’ho portata nel campo nomadi dove abitavamo prima. Volevo portarla all’ospedale, ma lei mi ha detto di no, era in preda all’ansia e alla paura. Gli altri bambini che hanno dormito qui nell’appartamento hanno avuto paura e per tutta la notte non hanno dormito. Io vorrei restare, però i vicini danno fastidio, i miei figli non possono uscire giù, non possono fare niente, non posso portarli neanche a scuola. Sono sceso io e ho comprato cornetto e cappuccino per fargli fare colazione”.

“In casa – spiega – siamo 14, io sono bosniaco, sono arrivato in Italia nel 92, veniamo dal campo rom di Ciampino. Abbiamo fatto la richiesta per questa casa popolare nel 2017, abbiamo tutto in regola, siamo in regola con documenti e permesso di soggiorno. I miei bambini sono nati in Italia e sono cittadini italiani, il più grande ha 21 anni e il più piccolo 2. La casa è grande 106 mq, per me va bene, è grande abbastanza. Per pagare l’affitto faccio il mercatino, ho una partita iva, faccio piccoli lavori. Se ci mandano via da qui dobbiamo tornare nel campo rom dove stavamo prima. Italiani razzisti? Non penso siano razzisti, perché sono 30 anni che vivo in Italia e sono sempre stato bene, tranquillo, i miei figli vanno a scuola senza problemi. Però questa notte hanno avuto paura”. 

Il capofamiglia ha parlato anche con il direttore della Caritas di Roma don Ambramus, presente anch’esso all’incontro insieme alla sindaca: “Ci hanno detto che speravano iniziasse finalmente una nuova vita per loro dopo 20 anni nei campi. Stanno cercando di capire cosa succederà. Sperano di poter resistere”.

Fonte: Ansa (anche per le foto), Radio Cusano Campus, Repubblica (video)

 

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