Cellulare al volante: di fatto non c’è punizione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2018 9:15 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2018 9:16
Cellulare al volante: di fatto non c'è punizione

Cellulare al volante: di fatto non c’è punizione

ROMA – La distrazione mentre si guida provoca il 16% degli incidenti, nel 2017 ha fatto 394 morti (su 1569 totali): distrazione che è diventata la prima causa di incidente avendo superato la mancata precedenza, colpa in gran parte della diffusione degli smartphone. Guardare sullo schermo del cellulare al volante non è un comportamento innocente né innocuo: tuttavia di fatto è impunito, perché i controlli sono difficili, i ricorsi facili, il legislatore troppo indulgente, al limite della correità.

Nessuno è davvero spaventato dai 161 euro di multa, la promessa di sanzioni severe come il ritiro della patente resta tale solo sulla carta, devi essere recidivo per pagare pegno. Non si va lontano dal vero quando si dice che i politici di ogni schieramento propongono misure più severe solo a parole, tenendosi ben lontani dal farle diventare leggi per paura di pagarne il prezzo dell’impopolarità. 

La Polizia Stradale chiede da almeno due anni di aggiornare il Codice della Strada all’articolo 173 per introdurre la sospensione già alla prima infrazione: non se ne è fatto niente. Sul Sole 24 Ore viene citato un esempio di celerità legislativa alternativo: i sensori sui seggiolini dei bambini affinché non vengano dimenticati in auto sotto il sole sono stati introdotti alla velocità della luce, eppure in 10 anni le vittime sono state 8. 

Eppure il pericolo potenziale di chi stacca gli occhi dalla strada per rispondere al richiamo ossessivo dello smartphone è autoevidente: “Mandare un sms al volante è come guidare bendati per 10 secondi. Controllare i social per 20 secondi andando a 100 all’ora, come attraversare 5 campi di calcio ubriachi e senza vedere”, ammonisce la Polizia di Stato. E gli adulti si comportano peggio dei loro figli.