Chloe Ayling, la modella rapita a Milano: condannato anche secondo rapitore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2019 19:55 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2019 20:00
Chloe Ayling

Chloe Ayling

ROMA – E’ stato condannato anche Michal Konrad Herba per il sequestro della modella inglese Chloe Ayling, rapita nell’estate 2017 a Milano con la scusa di un finto servizio fotografico e tenuta segregata, tra l’11 e il 17 luglio, prima in un appartamento milanese e poi in una baita in provincia di Torino, prima di essere liberata.

La Corte lo ha condannato a 16 anni e 8 mesi, mentre il fratello Lucasz Pawel Herba era già stato condannato a 16 anni e 9 mesi.

In questo processo, davanti alla Corte d’Assise di Milano (presidente Giuseppe Fazio), la modella 21enne aveva anche rinunciato a costituirsi parte civile e, dunque, a chiedere i danni e ad ottenere un risarcimento da uno dei suoi due sequestratori.

Per quello strano rapimento della giovane, con il rilascio della vittima ma senza il pagamento di un riscatto, era già stato condannato in primo grado, nel giugno 2018, a 16 anni e 9 mesi di carcere il polacco Lucasz Pawel Herba (in secondo grado di recente la pena è stata lievemente abbassata) e la giovane aveva ottenuto una provvisionale di risarcimento di 60 mila euro.

Non aveva pagato, però, il compenso al suo legale dell’epoca, l’avvocato Francesco Pesce, il quale, quindi, aveva deciso di non rappresentarla più come parte civile e lei non aveva nominato un nuovo legale. Oggi si è chiuso il processo a carico dell’altro rapitore, Michal Konrad Herba (37 anni, fratello di Lucasz) arrestato nell’agosto 2017 in Inghilterra e poi estradato in Italia, che era difeso dai legali Tiziana Bellani e Simone Zancani. Nel primo processo Lucasz Herba, prima di essere condannato, aveva cercato in extremis non solo di incolpare la ragazza di essere d’accordo con lui, ma anche di sostenere che l’idea di un finto rapimento era venuta a lei dopo aver visto un film.

I giudici, tuttavia, anche oggi hanno confermato l’impianto accusatorio del pm Paolo Storari e della Squadra mobile milanese. Per gli inquirenti Lucasz, che liberò la vittima portandola al consolato inglese a Milano, era un “mitomane avventuriero” che con quel gesto voleva accreditarsi nel ‘dark web’. I due fratelli, tra l’altro, secondo l’accusa, avevano anche chiesto al manager e ai familiari della giovane in un primo tempo 300 mila e poi 50 mila dollari, mai ottenuti. La modella era stata anche sentita in videoconferenza dall’Inghilterra nel processo a Michal, oltre che incidente probatorio nella prima fase delle indagini.

Fonte: Ansa.