Coronavirus in Italia, tornano a salire i contagi: oggi 4492, ieri erano 3491. Stabili morti e guariti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2020 18:24 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 0:24
Coronavirus Italia bollettino 26 marzo: in un giorno picco di 4492 contagi

Coronavirus Italia, bollettino del 26 marzo della Protezione civile: in un giorno picco di 4492 contagi

ROMA – Impennata della curva dei contagi da coronavirus in Italia nel bollettino del 26 marzo. Dopo quattro giorni di trend in calo, i contagiati sono 4492, contro i 3491 del giorno precedente. Stabile il numero di morti, 662 oggi contro i 683 di ieri, e quello dei guariti, 1036 ieri e 999 oggi. Questo il bollettino del 26 marzo della Protezione civile, che vede ancora l’assenza del capo Angelo Borrelli.

I contagi in 24 ore sono saliti di oltre mille unità. Giovedì sono 4.492 in più, mentre ieri l’aumento era stato di 3.491, martedì di 3.612, lunedì di 3.780 e domenica di 3.957. Sono complessivamente 62.013 i malati di coronavirus, mentre il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 80.539.

Il numero delle vittime è oggi di 662, con un calo rispetto a ieri quando erano state 683, mentre martedì l’aumento era stato di 743. Solo nella provincia di Brescia, sono state raggiunte le mille vittime. Anche il numero dei guariti è stabile, con 999 in più da ieri contro i 1036 del giorno precedente. In totale sono 10361 i guariti in Italia. 

Sono 3.612 i malati ricoverati in terapia intensiva, 123 in più rispetto a ieri nel bollettino del coronavirus del 26 marzo in Italia. Di questi, 1.263 sono in Lombardia. Dei 62.013 malati complessivi, 24.753 sono poi ricoverati con sintomi e 33.648 sono quelli in isolamento domiciliare.

Anche il 26 marzo Borrelli è assente, ma il tampone per il coronavirus è risultato negativo, come annunciato dal vicecapo della Protezione civile Agostino Miozzo: “Il capo dipartimento Borrelli ha fatto il test, fortunatamente ieri sera il tampone è risultato negativo, ci auguriamo presto possa riprendere il comando del dipartimento e rientri da questo periodo di malattia”.

Miozzo ha poi ribadito che la velocità di incremento della curva rallenta: “E’ importante che ci sia un rallentamento della curva, ma non possiamo aspettarci un’ improvvisa diminuzione. Dobbiamo osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni prese, stiamo già analizzato la ragione del piccolo incremento di oggi. L’ipotesi è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti. Ma la cosa importante è la velocità di incremento della curva che apparentemente sembra rallentare”.

Presente in conferenza stampa anche Ranieri Guerra, vice direttore vicario dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha sottolineato l’importanza dell’assistenza a chi si trova in isolamento domiciliare: “Tematica costante, è fondamentale continuare la politica di isolamento domiciliare, a seconda delle condizioni dei pazienti”.

Poi ha sottolineato: ” Per i pauci sintomatici è fondamentale per allentare la pressione sugli ospedali. Ciò non vuol dire chiudere a chiave persone senza pensare alle loro esigenze. Serve assistenza domiciliare integrata, psicologica e di monitoraggio dei parametri vitali”.

Guerra ha poi aggiunto, commentando la crescita dei contagi: “Le misure sembrano avere effetto, misuriamo quanto avvenuto 15-20 giorni fa. Importante non abbassare la guardia, rallenta la curva, nei prossimi giorni speriamo in una diminuzione sostenuta della casistica”.

La popolazione però è provata dalle misure restrittive, e Guerra spiega che vanno rafforzati i servizi a domicilio: “Il governo italiano deve rafforzare il messaggio alla popolazione provata dalle misure di contenimento e dare supporto in un momento di stanchezza; la popolazione ha bisogno di qualcosa di più, servizi domiciliari che bisogna garantire, anche da parte degli psicologi”.

Guerra ha poi ribadito la necessità di tutelare il personale sanitario: “Riguardo alla protezione a favore del personale sanitario, i livelli di contagio sono elevati: questo significa che il personale si è esposto in prima persona. erine ad hoc. Deve essere anche garantita loro la capacità dignostica per capire se sono positivi. E che non vengano esposti alla possibilità di contagiare i propri pazienti”.

(Fonte Protezione civile)