Coronavirus non si mangia, gli alimenti non sono veicolo di contagio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Febbraio 2020 9:14 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2020 9:15
Coronavirus non si mangia, gli alimenti non sono veicolo di contagio

Coronavirus, operatore sanitario (Ansa)

ROMA – L’epidemia di Coronavirus non giustifica psicosi e panico, tanti comportamenti cui assistiamo in questi giorni specie nelle regioni del Nord “sono immotivati”, spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della società italiana di malattie infettive e tropicali Simit, professore all’università di Tor Vergata. Si trasmette solo attraverso le vie respiratorie: bocca e naso, più raramente gli occhi. Ma solo attraverso un contatto diretto e molto ravvicinato con una persona contagiata. 

Cornavirus non sa introdursi nel sistema digestivo

Il coronavirus non si mangia, è giusto ricordare per sfatare più di una fake news in proposito. Gli alimenti cioè non sono a rischio, non sono veicoli di contagio, spiega l’infettivologo al Corriere della Sera. “Il Sars-CoV2 è un virus respiratorio, la via alimentare non la sa percorrere, quindi non sa introdursi nell’organismo attraverso il sistema digestivo, usa solo naso e bocca e attraverso queste aperture può raggiungere i polmoni causando casi più gravi che possono finire in terapia intensiva. Il più delle volte, e lo ripeto, non produce sintomi oppure ne esprime di lievi come raffreddore, congiuntivite, tosse e pochi decimi di febbre”.

Ma istituzioni e autorità sanitarie fanno bene a prenderla molto seriamente. Il fatto è che coronavirus è nuovo, ed più complicato affrontare epidemie generate da virus che hanno fatto un salto di specie. E’ la la loro mutevolezza che preoccupa a livello generale. perché l’essere umano non è attrezzato da un punto di vista immunologico. E senza anticorpi interni o misure di contrasto esterne, la velocità di contagio aumenta esponenzialmente. A livello potenziale potrebbe contagiare tutti, ma rivelarsi infine nient’altro che un’influenza. 

“Però non spaventiamoci. Otto volte su dieci si tratta di malattia banale, i casi gravi sono pochi e il nostro sistema sanitario ha una rete infettivologica di altissimo livello”, conclude il dottor Andreoni. (fonte Ansa)