Casapound Bari, squadrismo e “riorganizzazione del partito fascista”: sequestrata la sede di via Eritrea

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2018 10:04 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2018 10:04
Casapound Bari, squadrismo e "riorganizzazione del partito fascista": sequestrata la sede di via Eritrea

Casapound Bari, squadrismo e “riorganizzazione del partito fascista”: sequestrata la sede di via Eritrea

ROMA – Su disposizione della magistratura barese è stata sottoposta a sequestro preventivo la sede di CasaPound a Bari in Via Eritrea 29 nel quartiere Libertà. L’indagine riguarda l’aggressione del 21 settembre scorso compiuta da militanti del movimento di estrema destra nei confronti di manifestanti che avevano appena partecipato ad un corteo antifascista e antirazzista (“Mai con Salvini”). Nell’aggressione rimasero ferite tre persone.

Ma i giudici contestano ai militanti di Casapound di Bari anche il reato di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista”. In particolare, la Procura contesta di “aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e di aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”

Sono indagate 35 persone: 28 militanti del movimento di estrema destra rispondono di ‘riorganizzazione del disciolto partito fascista’ e ‘manifestazione fascista’ e dieci di loro di aver materialmente compiuto l’aggressione; sette manifestanti antifascisti sono invece accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Nell’aggressione al centro dei provvedimenti rimasero feriti Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, Antonio Perillo, assistente parlamentare dell’eurodeputata Eleonora Forenza (anche lei presente al momento dell’aggressione) e Claudio Riccio di Sinistra Italiana. Le indagini della Digos della Questura di Bari sono state coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Il provvedimento di sequestro è stato disposto dal gip del Tribunale di Bari Marco Galesi.

Stando alle indagini della Digos, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, la sera del 21 settembre dieci militanti di CasaPound, dinanzi alla sede di via Eritrea, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista” con “sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni” e con premeditazione, hanno causato lesioni personali ad almeno quattro manifestanti. Dopo l’aggressione un gruppo di manifestanti antifascisti, compagni delle vittime, avrebbero minacciato e colpito con calci, pugni e spintoni poliziotti e carabinieri intervenuti per sedare gli animi e contenere il tentativo di sfondamento del cordone”.