Eutanasia, malato va in Svizzera per morire: cambia idea il giorno prima

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2015 11:50 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2015 11:50
Eutanasia, malato va in Svizzera per morire: cambia idea il giorno prima

Eutanasia, malato va in Svizzera per morire: cambia idea il giorno prima

ROMA – Aveva deciso di sottoporsi all’eutanasia per non soffrire più. Un malato italiano si è recato in Svizzera, ma il giorno prima del suicidio assistito ha deciso di rinunciare all’eutanasia e continuare a vivere. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, Mina Welby e Gustavo Fraticelli, ha spiegato che il malato ha scoperto delle alternative che gli hanno ridato fiducia e per cui ha deciso di convivere con la sua malattia.

Il Mattino riporta le dichiarazioni di Cappato, che è tra i promotori della disobbedienza civile lanciata con il sito www.SosEutanasia.it, che ha spiegato come il paziente fosse stato accompagnato dall’associazione in Svizzera all’inizio di giugno

“La persona che avremmo dovuto accompagnare per consentirle di ottenere l’eutanasia ci ha ripensato. Quella persona, gravemente malata, ha potuto consultarsi con medici specializzati in trattamenti di fine vita disposti ad aiutarla con la morte medicalmente assistita se questa fosse stata la sua scelta. Ha tuttavia scoperto da quelle stesse persone alternative per lei più valide e quindi continuerà a vivere con la sua malattia. Il fatto che la persona abbia cambiato idea è la conferma di ciò che sosteniamo con la proposta di legge per l’eutanasia legale, depositata alla Camera nel 2013 e mai discussa”.

Per l’associazione infatti l’eutanasia è una scelta e alla persona malata va lasciata piena libertà:

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“Lasciare la piena libertà di autodeterminazione alla persona malata dandole la possibilità di inserirsi in un percorso fatto di medici e psicologi per richiedere il trattamento eutanasico, può essere un valido deterrente a quella che avrebbe potuto diventare un’eutanasia clandestina, cioè un suicidio privato in casa. A questo fenomeno sociale il Parlamento italiano non sta dando risposte da troppo tempo”.