Grosseto, segregata in casa con i figli per 30 anni: “Fuori la gente è cattiva”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2015 20:17 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2015 20:17
Grosseto, segregata in casa con i figli per 30 anni: "Fuori la gente è cattiva"

Grosseto, segregata in casa con i figli per 30 anni: “Fuori la gente è cattiva”

GROSSETO  – “Fuori la gente è cattiva, meglio che rimanete a casa, qui non vi succede nulla”. E’ così che una semplice paura diventa una paranoia lunga 30 anni. A Grosseto una donna, oggi 80enne, ha passato con i due figli gli ultimi 30 anni da segregata in casa. Nessuno usciva, nessuno entrava, solo la madre ogni tanto metteva il naso fuori dall’appartamento per pagare le bollette. Per il resto la spesa la chiedevano al supermarket vicino che la recapitava a casa. Cibo surgelato e tanti rotoli di scottex che foderavano ogni angolo di quella casa trasformata in nauseabonda latrina: i figli, ormai 50enni, vittime della madre, lui malato di distrofia muscolare, lei totalmente succube. Vivevano della pensione dell’anziana.

Gli ultimi 30 anni passati così, poi un banale tubo rotto rompe la routine. Ci sono dei lavori da fare, il condominio manda un idraulico. Quello che l’uomo trova è incredibile, tanto che si rifiuterà di completare il lavoro. Ecco cosa racconta Francesca Ferri sul Tirreno:

Un tanfo nauseabondo da non respirare, il pavimento appiccicoso ridotto a un filo di mattonelle tra montagne di sacchi. Ogni centimetro quadrato della casa foderato di carta Scottex ingiallita, sacchi ovunque, bambole di ogni foggia accatastate là, quintali di vecchi giornali buttati nei sacchetti di qua, buste con l’immondizia, scarafaggi che spuntano da ogni pertugio, roba su roba ammassata in ogni angolo. E manciate di sorpresine Kinder, musicassette, panni. In un sacco sono stati trovati 57.000 euro, i risparmi di una vita. La casa è ormai impraticabile: lo sciacquone fuori uso sostituito da un secchio d’acqua; la vasca nera di sporco e calcare usata come ripostiglio; il lavandino spaccato e tenuto insieme con il nastro adesivo. E tra l’immondizia e lo sporco, il letto con il pover’uomo paralizzato a malapena raggiungibile tra montagne di sacchetti.

L’idraulico si rifiuta di fare il lavoro a causa delle condizioni (non) igieniche. Ne scoppia una discussione. La figlia minaccia di chiamare i carabinieri se non gli ripara il guasto. Ma l’idraulico è irremovibile. Che fare? Qualcuno chiama il parroco che trova un altro idraulico, ma quando i due si presentano, ciò che si para loro davanti è troppo. Entrambi sono presi da conati di vomito. I trentatré anni finiscono così: una segnalazione al sindaco, l’emanazione di un’ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio e il ricovero in due differenti strutture: la figlia in una casa d’accoglienza, suo fratello e la madre in un ricovero in provincia.