Inps, accesso contingentato ma sito ancora inaccessibile. A tutti o solo a chi non è commercialista?

di Daniela Lauria
Pubblicato il 2 Aprile 2020 10:44 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 10:46
Inps, accesso contingentato ma sito ancora inaccessibile. A tutti o solo a chi non è commercialista?

Inps, accesso contingentato ma sito ancora inaccessibile. A tutti o solo a chi non è commercialista?

ROMA – Sul sito dell’Inps si fa la fila come al supermercato. Dopo il caos del 1 aprile, l’Istituto di Previdenza ha riaperto l’accesso ma in via contingentata a partire dal 2 aprile: dalle 8 alle 16 i servizi sono disponibili per Patronati e commercialisti. Dal pomeriggio per tutti gli altri. Ma, secondo numerose segnalazioni giunte al Sole24Ore, anche oggi il sito è pressoché inaccessibile. 

La maggior parte degli utenti si imbatte in una schermata nera con la scritta “impossibile accedere al sito”. Ma c’è anche chi riesce ad inserire le credenziali e poi si arrende dinanzi all’avviso: “La connessione è stata reimpostata”. Non è chiaro però se si tratti di un blocco temporaneo per i privati cittadini e se, dalle 8 alle 16, l’accesso sia effettivamente limitato ai soli commercialisti e patronati. 

In realtà l’80% delle pratiche arrivano attraverso intermediari che hanno un inoltro differente. Ma rispetto a questa prassi, solo il 5% delle domande è passato dai patronati e circa il 90% dal sito. L’Inca Cgil, patronato del sindacato fa sapere che al momento non ci sono problemi di accesso ma arrivano invece segnalazioni di cittadini che non riescono a entrare in MyInps o una volta entrati si trovano di nuovo davanti le schermate con le identità di altri utenti (gli stessi pubblicati ieri).

Colpa di attacchi hacker, aveva detto ieri il presidente Pasquale Tridico, ma sul caso ci sono stati pareri molto discordanti

Per quanto riguarda l’effettivo accredito del bonus di 600 euro, “velocizzeremo al massimo l’iter”, assicura oggi la direttrice generale Gabriella Di Michele in una intervista al Corriere della Sera. “Non aspetteremo di ricevere tutte le domande prima di procedere alla liquidazione, ma partiremo prima – precisa – Con i tempi di bancabilità penso serviranno una quindicina di giorni”.

Secondo Di Michele, oltre che degli hacker la colpa è anche del taglio di 250 milioni deciso con l’ultima manovra relativo alle spese di funzionamento. “Questo significa che non possiamo fare tutti i necessari investimenti sulla infrastruttura informatica. Ora, in questa emergenza – spiega – stiamo cercando di sollecitare un emendamento al decreto Cura Italia per riavere la disponibilità di almeno questi 250 milioni”.

Fonti: Sole24Ore, Corriere della Sera