Marco Vannini, il figlio di Ciontoli: “Mio padre diceva che si era spaventato per uno scherzo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2020 14:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2020 14:08
Marco Vannini, il figlio di Ciontoli: "Mio padre diceva che si era spaventato per uno scherzo"

Marco Vannini, il figlio di Ciontoli: “Mio padre diceva che si era spaventato per uno scherzo” (Foto Ansa)

“Mio padre diceva che si era spaventato per uno scherzo”. Sul caso della morte di Marco Vannini torna a parlare il figlio di Antonio Ciontoli.

“Mio padre diceva che Marco si era spaventato per uno scherzo, e io gli credetti perché non c’era nessuna ragione per non farlo. Non c’era niente che mi spinse a non credere in quello che mio padre chiamò ‘colpo d’aria’. Del significato non mi interessai più di tanto essendo stato solo uno scherzo”, dice in una dichiarazione spontanea Federico Ciontoli. Figlio di Antonio e imputato nel processo bis d’appello per la morte di Marco Vannini.

“In più, gli credetti perché mio padre si comportava proprio come se stesse gestendo uno spavento. Ossia alzando le gambe e rassicurando. Il tipo di scherzo che aveva causato lo spavento, in quel momento non era una preoccupazione per me”, ha aggiunto Federico Ciontoli.

“Per tre interminabili anni sono uscito ogni giorno da casa per andare a lavorare. Ho camminato perseguitato dall’immagine di qualcuno che potesse venire e spararmi alla testa. Spinto da quello che si diceva su di me in televisione”.

“Sono qui – ha aggiunto Federico Ciontoli – non per paura di essere condannato, ma perché la verità è quello che ho sempre raccontato. Per anni sono sceso per strada con la certezza che qualche giornalista mi sbarrasse la strada. Mi pedinasse o bloccasse la portiera dell’auto per non farmi partire. E forzatamente cercasse di estorcere un’intervista, come ormai avveniva abitualmente”.

La madre di Marco vuole giustizia.

“Ci aspettiamo giustizia e verità per Marco”, ha detto Marina Conte arrivando, assieme al marito Valerio, in Corte d’Appello a Roma. Qui inizia il procedimento bis di secondo grado per l’omicidio di Marco Vannini, ucciso il 17 maggio 2015 dallo sparo della pistola di Antonio Ciontoli. Padre della sua ragazza, mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli.

Il 7 febbraio scorso la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta delle parti civili e del sostituto procuratore generale disponendo un nuovo processo per il riconoscimento dell’omicidio volontario con dolo eventuale per la morte del 20enne.

Nel gennaio del 2019, il primo processo d’Appello, si era concluso con la riduzione da 14 a 5 anni di reclusione per Ciontoli con l’accusa che era stata riqualificata da omicidio volontario a colposo. Confermate le altre condanne a tre anni di reclusione per i due figli di Ciontoli, Martina e Federico, e per la moglie Maria Pezzillo. Nel processo bis i giudici di piazzale dovranno rivalutare le posizioni di tutti e quattro gli imputati.