Martina Levato e Alexander Boettcher, figlio tolto ai nonni. Pg disse: “Manco ai mafiosi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 gennaio 2018 13:45 | Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2018 16:43
Alexander-Boettcher-Martina-Levato-figlio

Martina Levato e Alexander Boettcher, il figlio è adottabile. Cassazione: “No ai nonni”

MILANO – Via libera all’adozione del figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia condannata per le aggressioni con l’acido messe a segno a Milano. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato l’adottabilità del bambino, nato ad agosto 2015, quando la Levato era già in carcere. La Suprema Corte ha inoltre respinto i ricorsi dei nonni del bambino che si proponevano come adottanti.

Già a marzo dello scorso anno la Corte d’appello aveva confermato l’adottabilità del piccolo, che ormai ha due anni e mezzo e ha sempre vissuto in una casa famiglia, ricevendo periodicamente le visite di genitori e nonni. Dopo i primi due gradi di giudizio, il pg della Cassazione, Francesca Ceriani, aveva appunto chiesto di affidarlo ai nonni materni.

I figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi – aveva detto –  perché ogni bambino ha diritto a crescere nella famiglia dove è nato. E anche se Alexander Boettcher e Martina Levato sono responsabili di crimini raccapriccianti, dare in adozione il loro figlio equivarrebbe a una non consentita operazione di genetica familiare, come se il piccolo fosse nato con una macchia. I nonni materni sono idonei a crescerlo e ne hanno diritto”.

Nonni che hanno avuto con il piccolo 46 incontri, “senza mancare mai ad un appuntamento tutte le volte che era loro consentito, e chiaramente la significatività del rapporto deve essere calibrata rispetto al fatto che si tratta di un neonato”.

Il legale di Martina, l’avvocato Laura Cossar, nel suo ricorso in Cassazione aveva chiesto, in sostanza, che il piccolo venisse affidato all’ex studentessa bocconiana e in subordine che andasse in affido in un’altra famiglia per un periodo che le consentisse di scontare la pena. A “nessun figlio minore”, nemmeno nel caso di Annamaria Franzoni, aveva scritto l’avvocato Cossar, “è stato riservato il trattamento (discriminatorio e privativo del diritto alla propria identità personale e familiare)” applicato al bimbo nato dalla relazione tra Levato e l’ormai ex amante Boettcher.

Anche Boettcher aveva fatto ricorso in Cassazione per chiedere l’affidamento del bimbo alla nonna paterna. Ma ad entrambi i giovani i giudici milanesi avevano negato, a partire dall’ottobre del 2016, la possibilità di vedere ancora il bimbo, bloccando con il primo verdetto gli incontri settimanali in carcere. Per la Cassazione le cose stanno ancora così: il bambino è adottabile solo da un’altra famiglia.

Nemmeno i nonni materni, è la motivazione, “hanno dimostrato una reale presa di coscienza delle atrocità delle condotte della figlia” e valutando il “superiore interesse del minore” va detto che il piccolo non può restare “legato alla famiglia di origine”, perché “inevitabilmente sarebbe costretto a confrontarsi con la drammatica storia familiare dei suoi genitori”. Ora a Martina Levato non resta che la strada internazionale: “Faremo ricorso alla Corte Europea dei diritti umani”, ha fatto sapere il suo avvocato Laura Cossar.

Proprio ieri dalla stessa Cassazione  sono invece arrivate le motivazioni del verdetto che lo scorso 21 dicembre ha condannato Boettcher a 14 anni di carcere. E’ stato lui “il vero architetto”, secondo gli ermellini, e non semplice “spalla” di Martina Levato, dell’agguato a Pietro Barbini. Anche se a lanciare materialmente il liquido corrosivo è stata lei.