Omicidio Roberto Puppo, giudici: “Fabio Bertola pianificò tutto senza pietà”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Giugno 2015 14:29 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2015 14:31
Omicidio Roberto Puppo, giudici: "Fabio Bertola pianificò tutto senza pietà"

Roberto Puppo

BERGAMO – “Da tempo Fabio Bertola aveva maturato il proposito di troncare la vita di Roberto Puppo e aveva preso una decisione preventiva, caratterizzata da pianificazione e irreversibilità”: è uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza nei confronti di Fabio Bertola, architetto di 47 anni di Verdellino (Bergamo), che il 6 marzo è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Puppo, ammazzato nel novembre del 2010, a 41 anni, da un killer in Brasile.

Il movente del delitto, scrive Michele Andreucci sul Giorno, sarebbe quello di riscuotere le cinque polizze “puro rischio morte” aperte sulla vita della vittima (con beneficiari la moglie e due amici di Bertola, solo dei prestanome secondo l’accusa) e recuperare i 225mila euro messi nel bar Hemingway di Bergamo.

Scrive Andreucci:

“Bertola avrebbe sfruttato l’ingenuità di Puppo, partito per il Brasile “con la speranza di avviare un’attività lavorativa e tornato in una bar”, come aveva stigmatizzato il pm Carmen Pugliese nella sua requisitoria in aula.

Nell’inchiesta del pm Pugliese centrale era stata la figura di Vanubia Soares Da Silva, donna brasiliana che Bertola conobbe nel 2003. Arrestata a fine gennaio 2010 (a indicarla fu il giovane sicario di 17 anni arrestato dalla polizia brasiliana) era stata lei a fare il nome dell’architetto di Verdellino: «Mi aveva detto di trovare qualcuno per far spaventare l’italiano».

Bertola corse a denunciarla per calunnia, ma questo rappresentò il suo passo falso: l’indagine dei carabinieri di Bergamo, infatti, iniziò così e portò a sospettare dell’imputato. Emerse che nell’ottobre 2010 Bertola era stato in Brasile: secondo l’accusa, per definire il piano per ammazzare Puppo. Aveva soggiornato con Vanubia in un albergo fornendo un nome falso: Fabio Bertolazzi. Poi, tornato in Italia, iniziarono i contatti telefonici, ricostruiti dagli investigatori. Bertola aveva dato un cellulare “dedicato” a Vanubia e utilizzava una sim di Puppo per tenere i contatti con lui in Brasile. “Puppo chiamava Puppo”, emerse dai tabulati: impossibile. Dietro – per l’accusa – c’era Bertola. Dopo l’omicidio, infine, aveva pressato gli amici Mascheretti e Masin (che sono usciti dal procedimento patteggiando una condanna per favoreggiamento), affinché incassassero le polizze”.