Pieve Modolena. Francesco Amato barricato alle Poste, si arrende dopo 8 ore: liberi gli ostaggi FOTO-VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2018 17:13 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2018 21:20
Pieve Modolena, Francesco Amato barricato in posta: carabinieri liberano gli ostaggi 20

Francesco Amato si consegna agli agenti (Ansa)

BOLOGNA – Hanno fatto irruzione nell’ufficio postale di Pieve Modolena e liberato gli ostaggi di Francesco Amato. Dopo 8 ore di paura, l’uomo condannato per l’inchiesta Aemilia è stato arrestato dopo essersi consegnato ai militari. 

Cristiano Desideri, colonnello dei carabinieri, ha ricostruito il momento dell’arresto: “Ha aperto la porta lui, ha fatto uscire gli ostaggi e si è consegnato”. Il colonnello ha spiegato che Amato si è lasciato convincere: “Il tempo, la pazienza e il dialogo coi negoziatori, che gli hanno fatto capire che non avrebbe potuto ottenere quello che chiedeva”.

Il sequestratore è stato portato in caserma, mentre le quattro donne rimaste con lui per ore sono state liberate e stanno bene. In un primo momento le donne in ostaggio di Amato erano 5, ma una era stata rilasciata dopo aver accusato un malore e l’uomo aveva permesso al 118 di soccorrerla.

Amato era irreperibile da giorni, da dopo la condanna nel maxi processo di ‘ndrangheta Aemilia. L’uomo si è detto innocente e la mattina del 5 novembre è entrato nell’ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia, e armato di coltelli ha preso degli ostaggi. “Sono quello condannato a 19 anni in Aemilia. Vi ammazzo tutti, fatemi parlare con Salvini”, questa la sua richiesta dopo essersi barricato.

Una degli ostaggi intervistata da Marco Sabene del Giornale Radio Rai ha detto: “Siamo chiusi dentro. Il signor Amato vuole parlare con Salvini. Lo vedo. Sono all’interno, il signor Amato sta parlando: vuole Salvini. Parla con i Carabinieri, con noi. Ha un coltello in mano. Io lavoro qui; siamo in quattro. Il signore è qui da parecchie ore. Ha detto che se apriamo la porta qualcuno fa una brutta fine e quindi siamo trincerati dentro”.

La nipote di Amato, che si trova dietro all’ufficio postale di Pieve Modolena, ha dichiarato: “Mio zio non è una persona cattiva. Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente”. E il cognato dell’imputato ha detto: “Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia. Lui è invalido dalla mano destra: 19 anni di galera è chiaro che il sangue bolle. Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo”.