Roma mondezza aumenterà Tari. Annuncio della Raggi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 dicembre 2018 8:48 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2018 8:48
Roma, l'impianto dell'Ama Tmb Salario in fiamme

Roma, l’impianto Tmb Salario in fiamme (foto Ansa)

ROMA – Roma mondezza aumenterà la Tari, la tassa sui rifiuti. Lo annuncia di fatto la sindaca Raggi spiegando che l’emergenza avrà un costo. Quale? Quello di pagare chi si prenderà le tonnellate e tonnellate della mondezza di Roma che l’impianto andato a fuoco non si prende più, 600 tonnellate al giorno.

  I Visigoti e le cavallette. Ormai solo questo manca a Roma, la Città Eterna che dopo la nube tossica aspetta ora la catastrofe che la trasformerà in un’unica, grande, discarica. Già perché il Tmb andato a fuoco sulla Salaria smaltiva qualcosa come il 20% dei rifiuti indifferenziati prodotti dalla Capitale e ora, la gestione che anche a pieno regime appare ed è decisamente carente e ampiamente al di sotto degli standard di una città civile, dovrà riuscire a trovare soluzioni alternative e non per poco tempo.

L’ultima volta che l’impianto di via Salaria andò a fuoco, nel 2015, ci vollero 5 mesi per riportarlo alla sua piena funzionalità. Oggi si dice non riprirà mai più. E allora la domanda è: chi si prenderà la spazzatura di Roma? E non è un caso che la sindaca Virginia Raggi e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiedano l’aiuto dell’Italia, chiedano che qualcuno si prenda la sua mondezza.

Ma per salvare Roma da un destino che appare quasi ineluttabile serve, visto il calendario, un vero miracolo di Natale. Poco più di 4000 le tonnellate di rifiuti indifferenziati raccolti a Roma ogni giorno, 4 gli impianti cosiddetti Tmb che ne trattano quotidianamente circa 600 ciascuno con il resto che viene spedito fuori, in altre città o regioni.

La metà di questi impianti nelle mani del ‘re della monnezza’ Manlio Cerroni e gli altri 2 di proprietà di Ama, tra cui quello bruciato, con qualcosa come 200 camion dirottati verso quelli ancora attivi solo nel primo giorno di emergenza. Il tutto alla vigilia del Natale quando i consumi delle famiglie e delle attività commerciali raggiungono il picco dell’anno, e con loro anche la produzione di rifiuti. Sono i freddi numeri di una tragedia annunciata e avviata ora a passo sveltissimo verso la catastrofe. A Roma la gestione dei rifiuti è pessima anche in condizioni normali. Figuriamoci cosa diventerà in una situazione di crisi come quella appena aperta dalle fiamme del Tmb.

Limitandosi allo stato della raccolta dei rifiuti nella Capitale appare infatti evidente ad ogni romano in buona fede, come ad ogni turista che capiti per le via della città di Cesare, come questa sia insufficiente e mal gestita nell’ordinario. Sono all’ordine del giorno i cassonetti stracolmi e i cumuli di spazzatura agli angoli strada, e non c’entra qui il colore politico dell’osservatore ma solo l’onestà di chi racconta. Lavora per un futuro migliore la giunta 5Stelle? Forse, i romani lo sperano. Ma è un fatto che le vie della Capitale non versassero in simili condizioni da che se ne abbia memoria. E ora all’emergenza ordinaria si aggiunge l’emergenza vera. Ci sono infatti 600 tonnellate al giorno, e la stima è per difetto viste le imminenti festività che oltre a portare una crescita di consumi portano a Roma anche fiumi di turisti, da piazzare da qualche parte.

Le 600 tonnellate che probabilmente per mesi l’impianto di via Salaria non potrà digerire. Un’impianto di cui molti, residenti in testa, da tempo chiedono la chiusura e impianto che, di fatto, è indispensabile per la sopravvivenza della città. O meglio, era. Prendeva 600 tonnellate al giorno e in media 400 di queste non riusciva a trattarle e restavano a marcire. Era un impianto che appestava. Ma senza è peggio, molto peggio.

Giusto un anno fa, alla vigilia del Natale 2017, di fronte ad un’altra emergenza la città di Parma si offrì di farsi carico della spazzatura romana, destinandola al termovalorizzatore costato la rottura tra il sindaco Federico Pizzarotti e i 5Stelle. L’accordo saltò. Secondo i maligni anche per l’imbarazzo della giunta grillina che guida Roma nel farsi aiutare proprio dal pomo della discordia che aveva portato allo strappo tra il Movimento e il suo primo sindaco eletto in una grande città. Quali che furono le ragioni, 12 mesi fa l’accordo che poi saltò era per 350 tonnellate. Oggi bisogna trovare posto a circa il doppio della spazzatura. Bisogna trovare al più presto, “entro poche ore” ha promesso il governatore Zingaretti, una destinazione ai rifiuti che non potranno più andare al Salario. L’alternativa è che restino per strada.

Ultimo, ma per nulla ultimo: l’incendio è partito alle 4 del mattino, nello stabilimento non c’era nessuno, le telecamere di controllo risultano spente da quattro giorni, negli ultimi 18 mesi in tutta Italia ci sono stati 380 (380!) incendi dello stesso tipo nello stesso tipo di impianti. Quindi il sospetto che qualcuno li appicchi questi incendi non è aria fritta e chiacchiera in libertà. Appiccare questi incendi perché? Per farci soldi: i rifiuti da piazzare in giro e in fretta valgono appunto soldi, un sacco di soldi. Soldi che verranno pagati, infatti Roma mondezza aumenterà la Tari.