Stalking: molestatori della madre, di suocera, “pentiti” al Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Agosto 2013 5:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2013 14:43
Stalking: molestatori della madre, di suocera, "pentiti" al Corriere

Stalking: molestatori della madre, di suocera, “pentiti” al Corriere

ROMA – Stalking: molestatori della madre, di suocera, “pentiti” al Corriere. Serve anche la confessione di uno stalker, si spera pentito e che ora segue un programma di recupero al posto del carcere,  per inquadrare meglio il problema dell’amore malato, della violenza sulle donne, dei casi di femminicidio. Insieme all’elenco, purtroppo ogni giorno fitto, dei soprusi quotidiani. Con la novità della prima denuncia per stalking affibbiata a un figlio contro la madre.

Beppe Severgnini ha raccolto sul Corriere della Sera del 29 agosto le confidenze di un uomo accusato di stalking, maltrattamenti, violazione di domicilio. La confessione di Claudio, un uomo giunto a brandire una accetta in casa della ex, per fortuna arrestandosi in tempo. Uno stalker che cerca di capire il corto circuito violento e prova ad uscirne.

La sua aggressività come si manifesta, all’inizio? «Magari rispondo in modo duro. Se invece mi trovo di fronte a una persona che mi dice le stesse identiche cose con gentilezza, diciamo, riesco ad accettarle». Secondo lei, se ho capito bene, una donna deve sempre spiegarsi. Molti ritengono sia invece meglio una separazione netta, non vedersi più. «Guardi, le cose sono delicate, però se io potessi, se dovessi dire qualcosa, se c’è la possibilità, dire che una donna deve spiegare qual è il motivo per cui vuole comunque prendere le distanze, e farlo il più delicato possibile». (Beppe Severgnini, Corriere della Sera)

Attraverso l’Ansa, invece dobbiamo segnalare diverse storie di ordinaria follia all’insegna dello stalking più strano. Ad Altopascio (Lucca) un uomo si appostava da tempo davanti alla casa dell’ex suocera importunandola, fermandola per strada insistentemente, dicendo che voleva incontrare la ex moglie che dopo la separazione era tornata a vivere con la madre. Questa l’accusa che ha portato all’arresto di un uomo di 34 anni, residente a Buggiano (Pistoia). Il reato contestato è atti persecutori. Il 34enne, rintracciato oggi dai carabinieri di Buggiano e Altopascio, è finito agli arresti domiciliari in esecuzione di una misura di custodia cautelare emessa dalla magistratura di Lucca.

A Scalea (Cosenza) un uomo colpito dalla misura del divieto di avvicinamento alla ex moglie, si è presentato nuovamente sotto casa della donna bussando alla porta e chiedendo di parlarle. Per questo motivo A.M., 36 anni, operaio già noto alle forze dell’ordine è stato arrestato per stalking e posto ai domiciliari dai carabinieri di Scalea in esecuzione di un provvedimento del gip che ha sostituito il divieto con l’ordinanza così come previsto dalla nuova legge.

Per la prima volta, da quando è entrata in vigore la norma nell’aprile 2009, il reato di stalking non è stato contestato a una ex coppia (di coniugi, fidanzati o amanti) ma a un figlio contro la madre. I Carabinieri della Compagnia di Alba, non hanno avuto dubbi quando si sono trovati di fronte la storia di una donna continuamente vessata, minacciata e anche picchiata dal figlio che le chiedeva ogni giorno, ogni momento, soldi per comperarsi da bere. In quella storia non c’erano soltanto maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, contestazioni già gravi, ma anche quello di atti persecutori. Insomma: una vita d’inferno.

Storie che spesso restano coperte tra le mura domestiche, ma quando l’esasperazione di chi ne è vittima raggiunge l’intollerabilità, esplodono. A farla esplodere una commerciante albese, di 60 anni che alcune sere fa ha chiesto l’intervento dei Carabinieri sul numero di emergenza 112 dicendo di essere stata picchiata dal figlio. Sul posto i militari del Radiomobile hanno raccolto la sua deposizione. Poteva essere uno sfogo estemporaneo, invece la signora si è poi recata in caserma per confermare tutto e quindi formalizzare la denuncia di essere vittima di una sequela di pressioni pesanti in particolare da un anno da parte del figlio che vive in casa con lei.

Trentenne, operaio, ma part-time, il giovane da tempo aveva problemi di etilismo e più volte era stato sottoposto a terapie specifiche per curare la dipendenza dall’alcool. Cure senza esito. Lo stipendio non gli bastava mai e quindi malmenava, minacciava, alzava le mani sulla madre che opponeva resistenza, ma alla fine, dopo interminabili discussioni, a fronte della violenza doveva cedere alle richieste: i soldi necessari a procurarsi gli alcolici.

Sapeva bene che arrendersi non faceva il bene di suo figlio, ma intimorita da lui, apriva il portafoglio. Gli investigatori si sono trovati di fronte una donna fortemente provata a livello psicologico, mossa dal coraggio della disperazione. Gli accertamenti successivi – secondo quanto è stato riferito- hanno confermato le accuse: referti medici, testimonianze varie che ora fanno parte del fascicolo a disposizione della magistratura. Intanto l’indagato è stato allontanato dall’abitazione materna e, considerato il suo stato, al momento affidato ad un centro specializzato per la cura delle dipendenza dagli alcolici fuori città.