Stefano Leo ucciso sui Murazzi a Torino, il killer confessa: “L’ho fatto perché era felice”

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 1 aprile 2019 11:28 | Ultimo aggiornamento: 1 aprile 2019 14:17
Stefano Leo sgozzato sui Murazzi a Torino, il killer confessa dopo un mese

Stefano Leo sgozzato sui Murazzi, il killer confessa dopo un mese (foto d’archivio Ansa)

TORINO – Ha confessato di aver ucciso Stefano Leo: “Mi sentivo braccato dai carabinieri. Non volevo commettere altri guai”. Said Machaouat, il 27enne di origini marocchine fermato nella notte a Torino, ha spiegato così perché ha deciso di confessare il delitto del torinese di 34 anni sgozzato in riva al Po la mattina del 23 febbraio scorso. Sgozzato senza un motivo, senza che l’assassino lo conoscesse o avesse motivi di astio nei suoi confronti. Anzi, la motivazione riportata dall’Agi è sconvolgente: “Ho scelto di uccidere questo giovane perché aveva un’aria felice e non sopportavo la sua felicità”.

Il reo confesso non conosceva la vittima; secondo i primi accertamenti sembra che il fermato fosse depresso per la separazione dalla ex moglie. L’arma del delitto, un coltello da cucina nascosto in una cassetta dell’Enel e fatto ritrovare dal fermato, sarà inviata ai Ris di Parma per ulteriori accertamenti tecnici.

Said, un italiano di origini marocchine, è stato trattenuto fino alla tarda serata di domenica in via Valfrè, negli uffici dell’Arma, dove è stato portato dopo che si era presentato spontaneamente in Questura. “Quello in riva al Po l’ho ucciso io”, ha detto in modo confuso agli agenti, che hanno subito allertato i carabinieri, titolari dell’indagine.
Trasferito al Comando provinciale, alla presenza del suo legale di fiducia, avvocato Basilio Foti, è iniziato l’interrogatorio, durato oltre tre ore. Il lavoro investigativo condotto in questo mese dai militari dell’Arma e dai magistrati ha consentito loro di trovare i primi riscontri alla confessione. Tra cui la presunta arma del delitto, un affilato coltello da cucina nascosto in una cassetta dell’Enel di piazza d’Armi. Restano però ancora molto punti da chiarire, a cominciare dal movente di un delitto tanto efferato quanto misterioso.

Originario di Biella, una laurea in Giurisprudenza, Leo viveva dallo scorso novembre a Torino. Dopo un lungo periodo trascorso all’estero, tra Cina, Giappone e Australia, era commesso in un negozio d’abbigliamento del centro. Sempre puntuale, sempre preciso, tutte le mattine per recarsi al lavoro faceva una passeggiata in lungo Po Macchiavelli. L’ha fatta anche quella mattina del 23 febbraio, un sabato, ignaro che stava andando incontro al suo assassino. Un uomo, rimasto sconosciuto fino ad oggi, che lo ha ucciso senza un apparente motivo con una coltellata alla gola.

“Siamo ancora increduli. Quello che è accaduto a Stefano non deve più succedere a nessuno”, dicevano ancora ieri i suoi amici, un centinaio di palloncini rossi liberati in cielo, dal luogo del delitto, per chiedere “verità e giustizia”. Era presente anche la sindaca, Chiara Appendino, per manifestare la vicinanza della Città alla famiglia Leo. Che ora attende di conoscere gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, nella speranza che sapere chi ha ucciso Stefano porti loro un po’ di pace. (Fonte Ansa e Agi).