Strage Corinaldo, tutti assolti per i reati più gravi. Parenti vittime: “Uccisi una seconda volta”

di redazione cronaca
Pubblicato il 17 Giugno 2024 - 17:58| Aggiornato il 18 Giugno 2024
corinaldo strage in discoteca

L’ingresso della discoteca oggi FOTO ANSA

Si è concluso con l’assoluzione per i reati più gravi il processo bis al tribunale di Ancona per la strage della discoteca Lanterna a Corinaldo in cui morirono nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 cinque minorenni e una mamma di 39 anni. Assolti perché fatto non sussiste, con formula piena, da omicidio colposo plurimo, disastro colposo tutto gli imputati. 

L’ex sindaco di Corinaldo Matteo Principi è stato condannato ad 1 anno; Massimo Manna, responsabile del Suap, 1 anno. Il vigile del fuoco Rodolfo Milani, 1 anno e 2 mesi; Francesco Gallo dell’Asur, 1 anno; Massimiliano Bruni, il perito esperto di elettronica, 1 anno; Stefano Martelli, della polizia locale  di Monsano, 1 anno; infine Francesco Tarsi, ingegnere ingaggiato dalla Magic, è stato condannato a 4 mesi. Il processo ha riguardato la parte amministrativa e le relative responsabilità perché secondo la pubblica accusa la Lanterna Azzurra aveva gravi carenze strutturali e non sarebbe dovuta stare aperta.

La rabbia dei parenti delle vittime: “Uccisi due volte”

I parenti delle vittime non hanno preso bene la sentenza. “E’ stata un’ulteriore uccisione dei nostri figli, lo Stato si deve vergognare”, afferma Fazio Fabini ai cronisti. Sua figlia Emma è una delle vittime. Che ha aggiunto: “Oggi dopo quasi sei anni il risultato è che gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli per la maggior parte dei reati più complessi. Tutto ciò che è successo è solo per una piccola inesattezza perché, per il resto, ognuno ha compiuto il proprio dovere: allora io vi dico che non voglio più sentire un politico, un rappresentante dello Stato a cui io appartengo, che abbia il coraggio di dire che questa sarà l’ultima volta”, ha detto ancora il papà di Emma. “Nessun altro funzionario dello Stato e amministratore nel futuro farà il dovere che dovrebbe fare una persona a cui affidiamo la vita dei nostri figli”.

“Tirare fuori le parole oggi è più difficile rispetto a quando se ne è andata mia sorella perché l’hanno uccisa un’altra volta, speravo che tutto quello che ho sentito durante le udienze fosse terminato invece oggi è stata la ciliegina sulla torta”. Queste invece le parole di Francesco Vitali, il fratello di Benedetta, un’altra vittima.

Cosa accade a Corinaldo la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018

La notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono cinque minorenni e una mamma di 39 anni alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, comune vicino a Senigallia in provincia di Ancona. All’interno del locale, in via Madonna del Piano, poco prima dell’una, fu spruzzato del peperoncino per compiere furti di collanine da parte di una banda di ragazzi della Bassa Modenese (sei già condannati in via definitiva in Cassazione con pene tra i 10 e i 12 anni e il settimo ha una condanna di primo grado decisa lo scorso anno pari a 10 anni e 5 mesi).

Nella discoteca ci fu una fuga di massa verso l’unica porta di sicurezza trovata aperta, l’uscita numero 3. La calca fece cadere il pubblico in fuga, sulla rampa, formando un tappo e provocando il cedimento delle balaustre protettive. Morirono schiacciati e per asfissia Asia Nasoni, 14 anni, di Mondolfo, Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone, Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia, ed Eleonora Girolimini, 39 anni, mamma di 4 bambini, anche lei di Senigallia.

Facevano parte della banda dello spray Ugo Di Puorto, ritenuto il principale accusato perché per l’accusa fu lui a premere il pulsante della bomboletta dello spray al peperoncino (fu trovato sopra il suo dna), Raffaele Mormone, il suo fedele amico, Andrea Cavallari, Moez Akari, Haddada Souhaib, Badr Amouiyah e Riccardo Marchi.