Studenti transgender, Fratelli d’Italia contro liceo di Venezia: “Cambiare nome è reato”

Il liceo è il Marco Polo di Venezia. Qui la scuola permette agli studenti transgender di cambiare il nome biologico attraverso il protocollo chiamato "Carriera Alias". Nome che resta solo all'interno della scuola e che non compare sui documenti ufficiali. FdI minaccia la preside: "E' un reato, è falso ideologico"

di Daniela Lauria
Pubblicato il 4 Aprile 2023 - 09:55| Aggiornato il 4 Maggio 2023 OLTRE 6 MESI FA
scuola venezia studenti transgender

Foto Ansa

Studenti transgender, Fratelli d’Italia richiama la preside di una scuola che ha permesso la sostituzione del proprio nome anagrafico assegnato alla nascita in base al sesso biologico. Il richiamo è giunto su carta intestata “Fratelli d’Italia” a Maria Rosa Cesari, dirigente scolastica del liceo Marco Polo di Venezia. Da anni, la scuola sostiene una politica di inclusività attraverso la “Carriera Alias” che evidentemente non piace alla parte politica ora al Governo. 

Studenti transgender, Fratelli d’Italia contro la “Carriera Alias”

Nel testo  si scrive chiaramente che in ballo c’è il reato di “falso ideologico” perseguibile penalmente se commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Nel testo prima si richiamano alcuni articoli del Codice civile e del Codice penale, in particolare quelli di falso ideologico e sostituzione di persona. Per questo, si ritiene “inopportuno che la scuola si faccia carico di inserire la carriera alias nel Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF), un progetto puramente ideologico che non ha scopo di inclusione bensì porterebbe solamente ad ulteriore confusione nei ragazzi e negli istituti”. A mandare la mail sono stati due delegati di Fratelli d’Italia che si occupano di “Istruzione” e “Famiglia e valori non negoziabili”, Anita Menegatto e Andrea Barbini.

Preside: “Richiesta irricevibile” 

Per Maria Rosaria Cesari la “richiesta è irricevibile”. Per la preside è infatti “inaccettabile che un partito politico entri a gamba tesa nella vita della scuola indicando cosa deve o non deve essere inserito nel piano dell’offerta formativa, scelta che appartiene all’ambito di competenza del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto”. 

Il Marco Polo di Venezia da anni si batte per l’inclusività degli studenti: “Prima di mandare un documento ad un dirigente scolastico poi dovrebbero capire di cosa parlano. La carriera alias da noi c’è dal 2021 ed è stata approvata all’unanimità delle componenti del consiglio di istituto”. La preside spiega che “in una scuola pubblica un partito politico non può permettersi di dire una cosa del genere. Questa volta ho sentito l’esigenza di scrivere ai miei docenti per chiarire la posizione del nostro istituto. Come ho scritto nella circolare ritengo sia da stigmatizzare un comportamento che mette nel mirino l’autonomia delle scelte scolastiche. Mi hanno scritto in molti, per dimostrarmi il loro appoggio”.

I docenti difendono la “Carriera Alias”

Tutto il corpo docente ha preso posizione difendendo la “Carriera Alias” che nel 2021 è stata approvata all’unanimità. Questo il comunicato stampa: “La questione riguarda la scelta, compiuta all’unanimità dal nostro Consiglio d’Istituto, di adottare il Regolamento ‘Carriera Alias’. Non è stata una scelta della Dirigenza, ma condivisa da tutte le componenti che animano la vita della nostra scuola. Alunni, docenti, genitori. Una scelta quindi compiuta all’unanimità negli organismi deputati, perché il ‘Marco Polo-Liceo Artistico’ sta lì dove la politica non sta più. Dove la vita si intreccia con le istituzioni, dove il desiderio si rapporta con le regole, dove l’esclusione diventa opportunità e l’inclusione una pratica reale e quotidiana. E dove per questo la rivendicazione della propria identità diventa energia per creare una comunità e non è una semplice affermazione di sé stessi”.

La “Carriera Alias” usata solo all’interno dell’istituto

La “Carriera Alias” è un protocollo che offre la possibilità di comparire nella burocrazia interna di un ente o di un’azienda (solo qui, nel caso della scuola sul registro di classe compare il vero nome ndr), con il nome che corrisponde alla propria identità di genere anche se diverso da quello anagrafico. Come detto, i riferimenti legali non variano. La modifica ha quindi valore solo nel circuito che adotta il protocollo. Lo scopo è quello di evitare alle persone che sono in un percorso di transizione il disagio di venire quotidianamente menzionate con il loro deadname. “Nome morto” in italiano. Quello nel quale una persona trans o non binaria non si riconosce più. 

Fratelli d’Italia, attraverso il sottosegretario Frassinetti, dopo la diffusione della notizia ha chiarito che la nota al dirigente scolastico è stata un’iniziativa non concordata e i partiti non devono intervenire sulle decisioni delle scuole. E intanto a Rimini si apre un altro fronte portato avanti dal centrodestra: quello contro il murales con disegnato un uomo che allatta un bambino. 

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