Treni, incendio cabina atto doloso. E in Val Susa i no Tav abbandonati lanciavano razzi

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 22 Luglio 2019 11:46 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2019 13:49
treni, incendio cabina elettrica Rozzano atto doloso

treni paralizzati, ore di attesa dopo l’incendio alla cabina elettrica (foto Ansa)

ROMA – L’incendio di una cabina elettrica e di altre due strutture limitrofe di questa notte vicino Firenze sulla linea dell’Alta Velocità a Rozzano è un atto doloso. Un attentato, dunque, su un bersaglio sensibile e scelto con cura visto che è bastato a spezzare l’Italia in due e a paralizzare la circolazione dei treni.

Se ignota è la mano, è impossibile per il movente non sospettare collegamenti con frange anarchiche 8oggi il processo a Firenze per 28 anarchici) più irriducibili e magari in contatto con l’area No Tav più incline a violare le leggi per difendere la causa.

Nelle zone del cantiere sono riprese le ostilità violente, tanto più che la guerra all’Alta Velocità sembra ormai persa definitivamente.

I post anarchici che assomigliano a una rivendicazione. “Cosa è successo? All’alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una ‘vile provocazione’? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’amore e di rabbia?”.

E’ quanto si legge sul sito ‘Finimondo.org’, vicino all’area anarchica. Frase che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere una sorta di rivendicazione.

“Non riusciamo a trattenere la nostra emozione” nel vedere come “sia sufficiente accendersi una sigaretta all’aria aperta in campagna sotto la luna” per mandare in tilt questo “gigante coi piedi d’argilla”, si legge su un noto sito web di area anarchica in cui si parla di Rovezzano.

Salvini: verificheremo contatti con no Tav. “Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le Forze dell’Ordine”, ha dichiarato il ministro dell’Interno.

Il 26 luglio scade il termine entro il quale Roma deve chiarire con l’Unione Europea la propria posizione sul Tav, pena la perdita di una montagna di soldi.

In Valle di Susa la sensazione che si stia giocando una specie di partita decisiva è palpabile. Si teme insomma, negli ambienti investigativi come tra gli osservatori più attenti, che si stia per entrare in una fase di ripiegamento No Tav che minaccia di essere ancora più pericoloso.

Gesti estremi dettati dalla frustrazione e dalla consapevolezza che di sponde politiche nell’arco istituzionale non ne esistono più.

Il leader No Tav: “Non ci sono governi amici”. E le recenti dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio (“fermarlo adesso costa il triplo delle energie”) non sono state esattamente rassicuranti per gli oppositori del supertreno. I No Tav, comunque, non si sono mai fatti troppe illusioni su eventuali sponde politiche. “Non ci sono governi amici” è il mantra che il leader storico del movimento, Alberto Perino, ripete da sempre.

Gli scontri al cantiere Tav di Chiomonte e sul lato opposto

Dopo la dimostrazione del 19 luglio nella zona di Chiomonte, la notte successiva i militanti No Tav hanno concesso il bis sul versante opposto del perimetro, tra boschi, sentieri e dirupi. Duecento attivisti, quasi tutti giovani frequentatori del vicino ‘campeggio’ di Venaus giunti da tutta Italia, sono partiti in corteo dall’abitato di Giaglione.

Razzi contro gli agenti. Un falò con fiamme alte quattro metri, qualche tentativo di sfondare o danneggiare la grata alternando attrezzi da carpenteria con un tronco d’albero utilizzato a mo’ di ariete; infine, mentre il grosso del corteo faceva dietrofront, il lancio di petardi, bombe carta e razzi di segnalazione nautica al di là dell’ostacolo presidiato dalle forze dell’ordine. (fonte Ansa)