Trieste, si lancia nel vuoto il giorno prima del processo all’ex marito violento

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2019 10:24 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2019 10:26
 Trieste, si lancia nel vuoto il giorno prima del processo all'ex marito violento

Trieste, si lancia nel vuoto il giorno prima del processo all’ex marito violento

TRIESTE – Si è tolta la vita il giorno prima del processo a carico del suo ex marito, che aveva denunciato per maltrattamenti, pestaggi e minacce di morte. E’ mistero a Trieste sul tragico gesto della donna, di 30 anni e madre di due figli. Indagini sono ora in corso per stabilire eventuali legami tra il suicidio della giovane e il processo.

Ieri, giovedì 14 febbraio, le parti avrebbero dovuto incontrarsi in tribunale dinanzi al Gup per l’udienza preliminare, ma la donna non si è presentata in aula e successivamente si è diffusa la notizia che il giorno prima si era uccisa lanciandosi dal balcone di casa, al sesto piano.

Come riporta il quotidiano Il Piccolo oggi in edicola, il pm titolare delle indagini, Chiara De Grassi, sarebbe stata intenzionata a rinviare a giudizio l’uomo, accusato di vari episodi di maltrattamenti e minacce, avvenuti nel 2017.

I carabinieri stanno ora cercando di ricostruire i contorni della vita privata della vittima. Contatti, telefonate, messaggi, soprattutto quelli del suo ex. C’e’ un altro dettaglio che probabilmente collega l’angoscia dell’appuntamento in tribunale con il gesto estremo. Qualche ora prima del tragico gesto la donna aveva scritto una mail al suo legale: “Le comunico che ho deciso di revocare l’incarico nel procedimento penale contro il sig. (qui viene indicato il nome dell’ex compagno, ndr) e che non voglio proseguire con il procedimento civile”.

Il procedimento riguardava una possibile causa per l’affidamento dei figli. Poche righe, comunque, con cui la donna sembra fare un passo indietro dopo la denuncia. Proprio il giorno prima dell’udienza. Il suo ex, un coetaneo dalla personalità apparentemente tranquilla ma che le carte giudiziarie descrivono come un uomo violento, avrebbe picchiato la convivente anche dinanzi ai bambini. E in casa teneva anche una pistola.

Questo è quello che avevano verbalizzato i carabinieri. E chissà che quella denuncia, l’unica arma che aveva la giovane per difendersi dalle botte, in qualche modo non si sia trasformata nella testa e nel cuore della trentenne come in un enorme senso di colpa per aver portato in tribunale il padre dei suoi figli.