Valanghe, ormai è emergenza: un altro morto. E con le temperature che aumentano…

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 29 Dicembre 2019 13:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2019 14:26
Valanghe, ormai è emergenza nazionale: un altro morto. E con le temperature che aumentano...

Valanghe, ormai è emergenza: un altro morto. E con le temperature che aumentano… (foto Ansa)

ROMA – Quella delle valanghe sta diventando una vera e propria emergenza. Un altro morto oggi 29 dicembre in Trentino Alto Adige, sulle Dolomiti del Brenta, dopo che il 28 erano morte altre 3 persone travolte dalle slavine. E non può essere un caso che anche in questo caso il “colpevole” sia stato individuato nel riscaldamento globale. E non lo dice Greta, lo dicono gli esperti e un po’ lo dice anche il buonsenso: temperature più alte fanno ghiacciare meno facilmente la neve e se la neve non ghiaccia si stacca più facilmente. E gli esperti sostengono che per questo in futuro non si dovrebbe sciare sotto i 2mila metri di altitudine.

La valanga sulle Dolomiti del Brenta.

Una valanga si è staccata nella zona del rifugio Tuckett, sulle Dolomiti del Brenta, e ha travolto quattro persone. Al momento si segnala almeno un morto. Altri due escursionisti sono stati estratti dalla massa nevosa: per il momento non si conoscono le loro condizioni di salute. I soccorritori sono stati portati sul luogo segnalato, la zona dello Spallone dei Mezzodì non distante dal rifugio Tuckett.

Aveva 28 anni il ragazzo morto dopo essere stata travolto da una valanga. La vittima, originaria della valle di Non e di cui non sono state rese ancora note le generalità, era assieme ad altri tre scialpinisti nella zona dello Spallone, vicino al rifugio Tuckett.

Secondo le prime informazioni il gruppo stava risalendo un canalone a piedi per poi discendere con gli sci quando si è staccata una valanga che ha trascinato gli scialpinisti per diversi metri. Gli escursionisti sono stati estratti dalla neve dagli uomini del Soccorso alpino, sul posto con le unità cinofile. Due di loro sono illesi, un altro è stato trasportato dall’elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento in leggero stato di ipotermia.

Tre morti in Val Senales.

E’ di tre morti il bilancio delle vittime della valanga che si è abbattuta su una pista da sci in Val Senales. Oltre ad una donna di 25 anni, sua figlia, una bimba di sette anni, all’ospedale Santa Chiara di Trento è deceduta un’altra bimba della stessa età che era stata rianimata sul posto e portata in gravissime condizioni in elicottero al nosocomio trentino.

La tragedia si è verificata sulla pista da sci che dal ghiacciaio, a oltre 3000 metri di quota, porta al fondo valle. La slavina si è staccata nel tratto tra la cosiddetta forcella dei contrabbandieri e il rifugio Teufelsegg. Le vittime, una comitiva di turisti tedeschi, si trovavano sulla pista quando sono state investite dalla slavina. La valanga che si è staccata alle 12.10 nel comprensorio sciistico del ghiacciaio della Val Senales era di grandi dimensioni con una larghezza di circa 150 metri ed una lunghezza di circa 500 metri. La slavina si è riversata sulla pista “Teufelsegg” ed ha coinvolto diversi sciatori. Ha causato la morte della mamma e della figlia.

Il climatologo e le previsioni sulle valanghe.

L’aumento degli influssi caldi fa aumentare il rischio valanghe in montagna perché la neve è meno “stabile”. A sottolinearlo con l’Agi è il climatologo del Cnr, Antonello Pasini.  “La temperatura sempre maggiore e la neve molto pesante fanno sì che l’assestamento di questa neve sia meno stabile. A volte succede che nevichi per un’ondata di freddo e che poi, invece, ci sia un’ondata di caldo, e questo può provocare il fenomeno delle valanghe”.

Pasini sostiene che “sulle Alpi difficilmente, nei prossimi decenni, sarà sostenibile un turismo sciistico sotto i 2 mila metri. Ci sono e ci saranno problemi per questo tipo di turismo”. Cosa si può fare? Restando validi gli accorgimenti suggeriti ormai da anni dagli esperti del clima per ridurre le emissioni di gas serra.

Pasini aggiunge: “Bisogna adattare il territorio a questa situazione, bisogna prestare attenzione al pericolo valanghe con difese di contenimento lungo i versanti delle montagne. Così come l’agricoltura pensa al cambiamento di colture, anche il settore turistico deve diversificare l’offerta. Magari – scherza, ma non troppo – pensare a portare le scarpe da trekking invece degli sci…”. (Fonti: Ansa e Agi).