“Volevano rapire il figlio di Totti”: parla Luca Odevaine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 8:47 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 8:48
Luca Odevaine: "Volevano rapire il figlio di Totti"

L’apertura de Il Tempo

ROMA – Francesco Totti avrebbe pagato “in nero” alcuni vigili urbani che, fuori dall’orario di lavoro, avrebbero controllato i suoi figli. È quanto afferma Luca Odevaine, imputato nel processo Mafia Capitale, nell’interrogatorio svolto lo scorso 15 ottobre in carcere davanti ai pm titolari dell’indagine.

“È vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti – ha affermato Odevaine parlando del capitano della Roma nel corso dell’interrogatorio svolto nel carcere di Terni – ma lo facevano fuori dall’orario di lavoro e venivano pagati in nero, dallo stesso Totti”. “L’esigenza – ha precisato poi Odevaine – era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza ma che si poteva trovare un modo per provvedere”.

Come scrive Valeria Di Corrado su Il Tempo,

I carabinieri, però, hanno ridimensionato la storia confermando l’iniziale notizia del presunto tentato sequestro che però, al termine di indagini e intercettazioni, a detta dell’Arma non trovò riscontri. Resta dunque il mistero. Odevaine ne ha parlato con i magistrati nel carcere circondariale di Terni lo scorso 19 ottobre. L’ex vice capo di Gabinetto del sindaco Walter Veltroni, sott’inchiesta per corruzione, ha solo riferito la notizia avuta da Scala, a sua volta informato da un ultra. Non potendo contare sull’affidabilità delle agenzie private di sicurezza, Odevaine decise di rivolgersi ai vigili urbani che dipendevano dal suo Gabinetto e «un giorno – comincia così il racconto di Odevaine – mi telefonò Vito Scala, il preparatore atletico di Francesco Totti, insomma il suo braccio destro, e mi disse: “Luca, ti posso venire a parlare?”. Venne a parlarmi e mi disse che un tifoso ultrà della Roma, che era appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50 mila euro per rapire il figlio di Francesco Totti.

Allora ne aveva uno, mi pare avesse un anno, e disse: “io adesso francamente.. lui sostiene che non lo farà, si è rifiutato, era sì un bandito, ma di fronte al capitano… Mi chiese se era possibile verificare se la cosa avesse qualche fondamento o fossero solo chiacchiere perché ovviamente il padre e la madre erano preoccupati. Io parlai con…»,un alto ufficiale dell’Arma e un alto dirigente della Questura «… che dopo un po’ mi confermarono che qualcosa c’era». Odevaine scelse però di non alzare troppo il polverone: «Quindi, senza portarlo, diciamo così, a livello di comitato dell’ordine pubblico e sicurezza e quindi affidare una scorta a un bambino così piccolo, Scala mi disse: “se tu c’hai un altro modo per proteggerlo sarebbe meglio, oppure se si possono rivolgere a un’agenzia privata”. Loro si rivolsero a due o tre agenzie private, io chiesi al prefetto l’affidabilità di questi istituti privati, perché la Prefettura c’ha il controllo, fissa anche le tariffe, e lui mi disse: “guarda, su questi istituti privati non lo sappiamo”». A questo punto Odevaine pensò di affidarsi ai Pics (Pronto intervento centro storico), un gruppo di vigili urbani che dipende dal capo Gabinetto del sindaco e quindi dall’ufficio di cui all’epoca era responsabile (…)