Yara Gambirasio: la cronistoria dall’omicidio al dna del figlio dell’autista

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Aprile 2014 12:47 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2014 13:43
La foto di Giuseppe Guerinoni (foto di Linea gialla)

La foto di Giuseppe Guerinoni (foto di Linea gialla)

BERGAMO – Adesso è sicuro (al  99,99999987%): il killer di Yara Gambirasio è il figlio naturale di Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno morto nel 1999, a 61 anni. E’ il dna a parlare. Il dna dell’uomo, prelevato dopo la riesumazione del cadavere avvenuta il 7 marzo 2013, ha una compatibilità del 99,99999987% con una macchia di sangue trovata su Yara.

Era il  26 novembre 2010 quando Yara, 13 anni, scomparve nel nulla dopo esser uscita dalla palestra comunale di Brembate di Sopra. in provincia di Bergamo. Il cadavere lo ritrovarono tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo di Chignolo D’Isola. A trovarlo fu  un aereomodellista, Ilario Scotti, 48 anni, di Bonate Sotto.

“L’aereo ha compiuto una traiettoria anomala – ha raccontato Scotti – non volava bene, così l’ho fatto scendere nel campo, per evitare che cadesse e si rompesse, con danni evidentemente maggiori. Quindi, mi sono addentrato nel campo per recuperare il modellino. Quando l’ho trovato, a circa un metro, un metro e mezzo di distanza ho notato qualcosa, fra le sterpaglie. La prima impressione è di aver visto un mucchio di stracci buttati lì da qualcuno. Ma appena mi sono reso conto che era una persona, non ho esitato e ho subito chiamato il 113”. Il corpo, in stato di decomposizione, fu identificato grazie ai vestiti.

Passò poco più di un’ora, secondo i medici, è passata tra l’uscita dalla palestra di Yara alla morte. Il tutto è dimostrato dall’analisi processi digestivi. Dalla palestra al luogo dove è stato ritrovato il cadavere, secondo le perizie, ci vorrebbero 25 minuti in macchina.

Un’unica traccia in tutti questi anni, una traccia di dna trovata negli slip di Yara Gambirasio. L’omicida si era infatti ferito con un coltellino, forse nel tentativo di tagliarle gli slip. E’ da questa traccia che è partita la caccia al killer di Yara.

Durante le indagini gli investigatori si concentrano su un uomo che però intanto si era trasferito a fare il volontario in Perù. La madre dell’uomo era stata domestica proprio dei Gambirasio, e questo attirò. l’attenzione degli investigatori. Rintracciato l’uomo si provò il test del dna e si scoprì che non era coincidente, ma compatibile. Così si cercò nell’albero genealogico dell’uomo e si scoprì che il padre, deceduto, era originario di Gorno. Il padre aveva 12 fratelli, quasi tutti deceduti. Ma così si arrivò a Giuseppe Guerinoni (morto nel 1999), uno dei figli dei fratelli, ora considerato ufficialmente il padre biologico del caso Yara Gambirasio.

Da allora è partita la caccia al figlio. Dagli interrogatori condotti dagli inquirenti tra gli ex colleghi di Guerinoni si è saputo che lui, a metà degli anni Sessanta, aveva confessato di avere avuto una relazione extraconiugale con una donna della Val Seriana,ma tutti i tentativi di risalire a lei (e quindi al figlio) sono finora stati vani. Il killer dovrebbe essere nato tra il ’62 e il ’63, oggi avrebbe tra i 50 e i 52 anni. 

Secondo una testimonianza, proprio un amico di Giuseppe Guerinoni raccontò di aver avuto una confidenza da lui, nella quale avrebbe ammesso di aver avuto un figlio illegittimo “con una donna della Valle Seriana’”.

“È una donna di queste zone. Un giorno Guerinoni mi disse del fattaccio: aveva messo nei guai una ragazza con cui aveva una relazione” disse l’amico di Guerinoni al Corriere della Sera.

La pista Fikri.

Dopo qualche mese dal ritrovamento del cadavere entrò in scena anche il marocchino Mohammed Fikri. Fikri era al lavoro proprio la notte del 26 novembre in un cantiere di Mapello. Successive intercettazioni telefoniche avevano portato all’arresto dell‘immigrato, poi rimesso in libertà per via di un errore di traduzione.

I vestiti che Yara indossava al momento del delitto (foto Sky)