Al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo partecipano anche Israele e Palestina. Vince l’Italia col finocchietto selvatico

Pubblicato il 28 Settembre 2009 19:54 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2009 19:59

Per alcuni giorni Guy e George hanno lavorato fianco a fianco davanti ai fornelli, scambiandosi battute di spirito ma anche qualche consiglio condito con gli immancabili “segreti” sulle rispettive ricette. Israele e Palestina anche questa volta hanno fatto pace in cucina a San Vito lo Capo, il paesino del trapanese dove ogni anno si rinnova l’appuntamento con il Cous Cous Fest, la Rassegna internazionale dedicata all’integrazione culturale e al dialogo giunta ormai alla dodicesima edizione.

Alla gara gastronomica hanno partecipato chef provenienti da otto Paesi: oltre a Israele e Palestina, Italia, Costa d’Avorio, Francia, Marocco, Senegal. Ma i due “ambasciatori” ideali della manifestazione, che si è conclusa il 27 settembre, non potevano che essere loro: l’israeliano Guy Peretz, ristoratore di terza generazione che dirige un locale di grido a Tel Aviv e George Suheil Srour, chef palestinese che lavora a Betlemme. Il primo ha presentato una ricetta di cous cous allo strudel d’agnello e mandorle, che risente delle influenze della madre marocchina; il secondo ha esibito un filetto di tonno rosso in crosta tricolore di sesamo e cous cous profumato al limone.

Per la cronaca la gara gastronomica è stata vinta dall’Italia, con gli chef locali Giuseppe Favaloro e Vincenzo Caradonna, affiancati dal torinese Enrico Bricarello, che hanno presentato una ricetta di cos cous di pesce con finocchietto selvatico che ha conquistato la giuria tecnica presieduta da Edoardo Raspelli. Il premio del pubblico è stato invece attribuito al Senegal rappresentanto da due donne chef, Ba Diatou e Fatou Mblegue.

Il cous cous, insomma, ha confermato ancora una volta di essere non solo il piatto per eccellenza del Mediterraneo, con una storia millenaria di contaminazioni culturali oltre che gastronomiche, ma anche la sua fama di “granella della pace”.

Una pietanza poverissima che continua ad affratellare popoli di lingua, cultura e religioni diverse. L’edizione di quest’anno, con oltre 200 mila visitatori è stata da record, come sottolinea con soddisfazione il sindaco di San Vito lo Capo Matteo Rizzo: «Un risultato che va al di là di ogni aspettativa, ottenuto nonostante il maltempo di questi giorni». Il bilancio della manifestazione, organizzata dalla Feedback registra inoltre 30 mila ticket di degustazione venduti durante i cinque giorni del Festival, pari  al consumo di 4 mila tonnellate di semola, mille litri d’olio e 9 mila di vino.