Christophe De Margerie come Enrico Mattei: petrolio, russi e arabi, aereo fatale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2014 13:12
Christophe De Margerie come Enrico Mattei: petrolio, russi e arabi, aereo fatale

Christophe De Margerie come Enrico Mattei: petrolio, russi e arabi, aereo fatale

ROMA – Christophe De Margerie come Enrico Mattei: petrolio, russi e arabi, aereo fatale. L’improvvisa morte per l’assurdo incidente aereo per colpa di un conducente di spazzaneve ubriaco all’aeroporto di Mosca ha fatto immediatamente accostare Christophe De Margerie, il capo della Total, a Enrico Mattei, il mitico capo dell’Eni, scomparso anche lui mentre era in volo. Un prevedibile corto-circuito associativo: il petrolio, l’aereo fatale sul quale, almeno per il secondo, la verità giudiziaria non riuscì mai ad appurare se dietro l’incidente non ci fosse stato invece un complotto della concorrenza (le famigerate “sette sorelle”) o piuttosto una vendetta mafiosa.

Fuori dalla dietrologia, è proprio la gestione “non allineata” di Big Moustache, come era chiamato De Margerie in Francia, che corrobora il paragone con Mattei. Insieme alla spregiudicata capacità di piegare il cosiddetto sistema, di cui pure era parte non irrilevante, agli ambiziosi scopi che si prefiggeva. Quanto al non allineamento basti pensare alla sua affermazione anti americana di qualche tempo fa, per cui “non c’è alcun motivo di pagare il petrolio in dollari”.

Del resto in Usa la Total finì sotto processo e fu costretta a pagare 400 milioni di dollari per una storia di mazzette all’Iran. Lo stesso paese con cui, da direttore generale, firmò un accordo commerciale in barba all’embargo. Era talmente amico dei russi (lo piange pubblicamente anche Vladimir Putin) da essere in prima fila nello scoraggiare le sanzioni contro la Russia per l’intervento in Crimea e sui confini ucraini. E proprio della crisi ucraina era andato a parlare a Mosca dove ha perso la vita, un incontro che sarebbe dovuto rimanere segreto.

Come Mattei, la necessità di assicurare alla Francia l’approvvigionamento energetico necessario garantendo allo stesso tempo un ruolo di primo piano alla società petrolifera di bandiera (Total ha 100mila dipendenti in 130 paesi del mondo), lo avevano portato a privilegiare un dialogo non scontato con i paesi arabi (Qatar, Nigeria, Iraq) bypassando gli Usa. Come dimostra anche la svolta interventista della Francia di Sarkozy in Libia, impensabile senza un disegno industriale per lo sfruttamento degli immensi giacimenti locali.