Cina, la Città Proibita di Pechino compie 600 anni

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 26 Settembre 2020 5:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2020 17:02
Cina, la Città Proibita di Pechino compie 600 anni

Cina, la Città Proibita di Pechino compie 600 anni (Ansa)

Cina, la Città Proibita di Pechino compie 600 anni e resta il centro della Repubblica Popolare, sopravvissuta a incendi e guerre

La Città Proibita quest’anno compie 600 anni ed è riuscita a sopravvivere a incendi, guerre e lotte di potere. E’ ancora il centro reale e simbolico di Pechino.  

In un articolo scritto per la CNN, Jonathan Chatwin spiega che la Città Proibita a suo tempo è stata progettata con cura per creare “l’llusione di spazio e tempo soprannaturali”.  

Costruita tra il 1406 e il 1420, è il complesso più grande del mondo. Si estende su 720.000 mq. ed è separata dal resto di Pechino da un fossato di 6 metri di profondità e 52 metri di ampiezza. E’ inoltre circondata da mura alte 7,9 metri e da torri a guardia degli ingressi.

Una protezione per l’imperatore

Il design simile a una fortezza aveva lo scopo di proteggere l’imperatore ma, al contempo, di sottolineare la sua superiorità.

L’imperatore era il rappresentante del cielo sulla Terra e il palazzo fu costruito per garantire che nessuno dei sudditi né i visitatori stranieri lo dimenticassero.

Sopravvissuta a incendi e guerre

Nonostante le  dimensioni monumentali e l’importanza centrale nella storia cinese, la Città Proibita nel cuore della capitale è sopravvissuta contro qualsiasi probabilità.

Negli ultimi sei secoli, gli incendi, guerre e lotte di potere hanno minacciato il complesso imperiale.

Anche di recente, verso la metà del XX secolo, il destino della Città Proibita sembrava tutt’altro che sicuro.

Dopo aver preso il controllo della Cina nel 1949, il partito comunista si è impegnato in un acceso dibattito.

Nel corso delle dinastie Ming e Qing erano saliti al trono ventiquattro imperatori e la storia e il design del palazzo lo rendevano un simbolo evidente delle iniquità del dominio feudale contro cui il Partito Comunista Cinese si era scagliato, un ostacolo alla sua visione di una nuova capitale socialista.

Eppure la Città Proibita è sopravvissuta alle drastiche alterazioni apportate al layout architettonico di Pechino negli anni ’50 e ’60, nonostante il disprezzo del leader Mao Zedong per gli antichi edifici e altri resti del passato imperiale della Cina.

La Città Proibita durante il governo comunista

Nei primi decenni di governo comunista, scrive Chatwin, Pechino subì numerose trasformazioni ma la Città Proibita per qualche motivo sfuggì al rischio di essere rasa al suolo.

Nel 1966 un gruppo di studenti cercò di entrare con l’intento di distruggere il palazzo.

Il premier Zhou Enlai, avvertito della minaccia, chiuse la Città Proibita e inviò dei soldati a proteggerla.

Rimase chiusa per cinque anni e tali erano le minacce che Zhou decise di far vivere all’interno una guarnigione di militari.

Fu riaperta nel 1971 in occasione della visita della squadra di ping-pong degli Stati Uniti, il cui arrivo a Pechino segnò l’inizio di una nuova era nelle relazioni USA-Cina in quella che divenne nota come “diplomazia del ping-pong”.

Un’opera voluta da Zhu Di

La costruzione della Città Proibita ebbe inizio nel 1406 per ordine di Zhu Di, noto come l’Imperatore Yongle, che stabilì Pechino come capitale nazionale.

Fu completata nel 1420 e richiese una forza lavoro di centinaia di migliaia di persone, utilizzando materiali provenienti da tutto il paese.

Legname prezioso proveniente dal Sichuan, nell’estremo sud-ovest della Cina, foglia d’oro fino da Suzhou, vicino a Shanghai e mattoni di argilla da Shandong a est del Paese.

Sebbene il marmo provenisse da una cava a soli 50 chilometri a ovest di Pechino, alcuni dei pezzi più grandi erano così pesanti che potevano essere trasportati solo durante l’inverno.

L’acqua veniva gettata sulla strada per creare una superficie ghiacciata attraverso la quale la pietra poteva scivolare, tirata da una squadra di centinaia di uomini.

La principale minaccia per il palazzo attualmente è l’età, unita al passaggio di milioni di turisti che ogni anno visitano il sito.  

Le autorità del Museo del Palazzo si trovano ad affrontare domande continue su come preservare meglio la Città Proibita.

Dopo sei secoli di incendi e conflitti, disastri naturali e periodico abbandono, la Città Proibita ora è considerata dai leader cinesi come un simbolo della storia e della cultura della nazione di cui andare orgogliosi, pronti a sostenere finanziariamente il restauro e la conservazione.

Il suo futuro, almeno per ora, sembra più sicuro che mai. (Fonte: CNN)