George Floyd, la figlia di 6 anni: “Voglio che la gente sappia che mi manca”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2020 14:39 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2020 14:39
George Floyd, la figlia di 6 anni: "Voglio che la gente sappia che mi manca"

George Floyd, la figlia di 6 anni: “Voglio che la gente sappia che mi manca” (Foto Ansa)

ROMA – “Voglio che la gente sappia che mi manca”. Sono le parole della piccola Gianna Floyd, la figlia di sei anni di George Floyd, in un’intervista ad Abc, insieme alla madre Roxie Washington. Proprio Washington confessa di non aver ancora trovato le parole giuste per spiegare alla bambina come suo padre è morto.

Non sa ancora cosa è successo. Le ho detto che suo padre è morto perché non poteva respirare”, spiega Washington. Gianna, in una precedente intervista, ha detto di “voler fare il medico da grande, così posso aiutare gli altri”.

Poliziotto in pensione morto nelle proteste per la morte di George Floyd.

Non si placano le proteste negli Stati Uniti scoppiate per la morte di George Floyd.

Manifestanti sono scesi in strada a New York, a Washington e in altre città americane. E si registrano anche nuove vittime.

A St. Louis, un capitano in pensione della polizia, è stato ucciso da un gruppo di persone che hanno fatto irruzione in un banco dei pegni per saccheggiarlo.

Si chiamava David Dorn, aveva 77 anni, ed è stato trovato morto sul marciapiede di fronte a Lee’s Pawn & Jewelry.

Una morte che era finita anche su Facebook, con alcune immagini del cadavere dell’ex poliziotto che poi sono state rimosse.

Donald Trump lo ha voluto ricordare con un tweet: “E’ stato ucciso da spregevoli saccheggiatori. Onoriamo i nostri agenti di polizia, forse più di prima”, ha twittato il Presidente.

Nel mentre alcune scuole pubbliche di Minneapolis hanno rescisso il contratto con la polizia della città per la sicurezza degli istituti e dei loro 35.000 studenti.

La decisione riflette una dura presa di posizione contro gli agenti di Minneapolis:

“Non possiamo continuare la partnership con una organizzazione che ha una cultura di violenza e razzismo. Dobbiamo mostrarci solidali con i nostri studenti afroamericani”, afferma uno dei membri del board del distretto scolastico di Minneapolis.

Anche se il gesto non restituisce giustizia a George Floyd “mostra almeno che cambiamenti sono possibili”, dice la rappresentate studentesca. (fonte ANSA)