Oscar Perez, ucciso il poliziotto-Rambo anti-Maduro. Lanciò granate sulla Corte Suprema

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 gennaio 2018 10:31 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2018 10:31
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Oscar Perez, ucciso il poliziotto-Rambo anti-Maduro. Lanciò granate sulla Corte Suprema

CARACAS – Oscar Perez, l’ex poliziotto-Rambo che si era armato contro il governo di Nicolas Maduro, è stato ucciso dalle forze di sicurezza venezuelane nell’assedio in un sobborgo di Caracas. Lo hanno riferito al canale Cnn in spagnolo “fonti ufficiali di alto livello” di Caracas che non hanno voluto essere identificate.

La parabola di Oscar Perez è stata breve, ma clamorosa. Sette mesi fa era diventato famoso per aver sorvolato Caracas in elicottero per chiamare alla rivolta contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Oggi è morto. Il governo di Maduro non ha fornito dettagli: in un comunicato ufficiale il ministero degli Interni ha solo informato che nell’ultimo scontro con il gruppo dell’ex poliziotto ribelle sono morti due agenti delle forze di sicurezza, mentre cinque persone sono state arrestate e un numero non precisato di “terroristi” che hanno opposto resistenza “è stato abbattuto”. E’ probabile che Perez (36 anni) sia fra questi ultimi.

Gli ultimi video che ha caricato sui social lo mostravano con il volto macchiato di sangue, accovacciato mentre sopra di lui sibilavano le pallottole. Uno dei suoi compagni, in sottofondo, urlava “Abbiamo famiglie, e vogliamo rivederle!”. L’ex poliziotto diceva che voleva negoziare la resa, ma “ci vogliono uccidere”. Lo scorso 27 giugno, a bordo di un elicottero della polizia – che portava come bandiera l’articolo della Costituzione venezuelana che ordina al popolo la ribellione contri chi abusa del potere – Perez sorvolò il centro di Caracas per ore senza essere intercettato. Dal velivolo, i poliziotti ribelli lanciarono granate sulla sede della Corte Suprema e sparato contro il ministero degli Interni e della Giustizia, senza causare vittime. Maduro denunciò che si trattava di un ennesimo complotto finanziato dagli Usa e lo proclamò “il peggiore dei traditori”.

Scomparso senza lasciare traccia, Perez era quindi passato alla clandestinità, facendosi tuttavia vedere in varie occasioni: ha visitato una protesta dell’opposizione nell’Est di Caracas e ha pubblicato vari video chiamando alla rivolta armata contro Maduro, in unione del popolo e delle Forze Armate. Poi, lo scorso 19 dicembre, il colpo grosso. Perez e i suoi uomini hanno preso d’assalto un’unità della Guardia Nazionale, neutralizzando le guardie e rubando armi da guerra dall’arsenale. In quell’occasione Maduro annunciò in tv che l’ex poliziotto era ormai diventato “il nemico pubblico numero 1 della Patria”.

Fino a oggi, quando Perez è finito accerchiato da un’impressionante operazione di sicurezza nel quartiere periferico di El Junquito, nell’ovest di Caracas, dove dalla notte scorsa i vicini parlavano sui social di “zona militarizzata” e spari a continuazione. Secondo la versione ufficiale dei fatti, Perez e i suoi ribelli hanno attaccato la polizia mentre si negoziava la loro resa. Nei suoi ultimi video Perez ha raccontato la versione esattamente opposta. E non si ha ancora nessuna conferma di quale sia la sua sorte.

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