Vatileaks 2, Fittipaldi e Nuzzi rinviati a giudizio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2015 13:52 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2015 16:02
Vatileaks 2, Fittipaldi e Nuzzi rinviati a giudizio

Vatileaks

CITTA’ DEL VATICANO – I giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, autori rispettivamente di Via Crucis e Avarizia, sono stati rinviati a giudizio insieme ad altre tre persone dal magistrato vaticano al termine dell’inchiesta sulla sottrazione e la diffusione dei documenti riservati della Santa Sede. Quella nella quale sono stati arrestati monsignor Lucio Vallejo Balda, ex segretario della Commissione referente sulle strutture economiche e amministrative della Santa sede (Cosea) e Francesca Immacolata Chaouqui. Insieme a loro andrà a processo Nicola Maio, ex collaboratore della Cosea.

Il reato ipotizzato è quello previsto dall’articolo 116 bis del codice penale vaticano, cioè la divulgazione di notizie e documentiriservati. Nuzzi e Fittipaldi sono coinvolti per concorso nel presunto reato. Il processo si aprirà martedì 24 novembre nel tribunale della Città del Vaticano e gli imputati rischiano da quattro a otto anni di reclusione. Vallejo Balda è ancora detenuto nella cella della Gendarmeria vaticana mentre la Chaouqui è stata immediatamente rilasciata dopo l’arresto all’inizio di novembre per la sua collaborazione alle indagini.

“Sono incredulo. Non è un processo contro di me, ma contro la libertà d’informazione”, ha commentato Fittipaldi parlando con l’Ansa.

“In tutto il mondo i giornalisti hanno il dovere di pubblicare notizie e segreti che il potere, qualunque esso sia, vuole tenere nascosti all’opinione pubblica. Mostrare documenti confidenziali e informare la gente delle malefatte dei potenti è l’essenza del nostro lavoro”. “Capisco – prosegue il giornalista dell’Espresso – che in Vaticano siano in grave imbarazzo per quello che ho raccontato, anche perché non hanno potuto smentire nulla di quanto ho denunciato. Però non mi aspettavo che aprissero un processo penale contro me e Nuzzi. Forse sono ingenuo, ma credevo che indagassero su chi ha commesso gli illeciti che ho denunciato, non su chi li ha svelati”.

E ancora:

“E’ un fatto che in Vaticano la libertà di stampa non sia sufficientemente tutelata. Nel loro ordinamento non esiste nulla di simile all’articolo 21della nostra Costituzione. Il promotore di giustizia e gli uomini della gendarmeria mi avevano ventilato la possibilità di finire a processo? No. All’interrogatorio di lunedì scorso sono stati rispettosi e cortesi, ma alle domande ho opposto il segreto professionale. Non ce l’ho con loro, ma con una legge che considero illiberale einaccettabile. Come ci si può difendere in quel tribunale se in Vaticano non esistono garanzie per il giornalismo libero?”.