Wuhan, laboratorio: topo spuntino si divincola, provetta con virus scappa di mano…

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 Aprile 2020 11:17 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 12:49
Wuhan, laboratorio: topo spuntino si divincola, provetta con virus scappa di mano...

Wuhan, laboratorio: topo spuntino si divincola, provetta con virus scappa di mano… (Foto archivio Ansa)

ROMA – Wuhan laboratorio, ecco come è andata. Sulla base delle informazioni fornite dalla Cia a Trump (o ordinate da Trump alla Cia, fa lo stesso) e sulla base delle conoscenze di usi e costumi cinesi dell’antropologo Zaia (contingentemente Governatore del Veneto) ecco come è andata, la ricostruzione è finalmente possibile, fotogramma su fotogramma del dramma.

Novembre o ottobre o settembre 2019 (insomma quando vi pare, tanto quei cavolo di cinesi hanno anche calendario strano) un tecnico biologo o un addetto alle pulizie (due le versioni) nel laboratorio numero 4 di Wuhan sta facendo un spuntino, una innocua pausa pranzo. Con una mano afferra lo spuntino che, come ognun sa e come antropologo Zaia spiegò a suo tempo agli italiani, altro non è che un topo vivo.

Accade…accade quello che si può definire un incidente annunciato, annunciato da questa mania del mangiarsi i topi vivi. I topi vivi hanno la tendenza a divincolarsi prima di essere mangiati. Non bastano le bacchette tradizionali efficienti per portare alla bocca il riso, occorrono forti dita. Dita che impugnano come una morsa il topo vivo mentre lo si porta alla bocca, dita che ne impediscono i movimenti prima di infilarlo sotto i denti. Ci vuole pratica, abilità, concentrazione.

Ed ecco che il biologo o addetto alle pulizie (permangono le due versioni, la Cia non ha chiarito) stavolta, quel giorno cinese d’autunno o d’estate (vai a sapere come contano laggiù) per un momento perde la presa, il topo vivo spuntino cinese in attesa di esser mangiato produce fatal divincolamento. Fatale perché il biologo o addetto alle pulizie che ha in una mano il topo vivo da mangiare nell’altra mano ha la provetta con dentro il virus. Lo hanno appena fabbricato il nuovo virus, lo stanno mettendo in dispensa. Insieme ai pipistrelli (i cinesi, un po’ di nascosto, si mangiano anche quelli). Con in mano la provetta da mettere in frigo e nell’altra il topo spuntino il biologo o addetto alle pulizie nel laboratorio 4 di Wuhan esita e perde concentrazione: tiene stretto il topo che si divincola ma lascia cadere la provetta con il virus.

Provetta sul pavimento, provetta rotta, virus che lesto si avvia all’uscita. Silenzio colpevole del biologo o dell’addetto alle pulizie che passa uno straccio (l’amuchina non era in dotazione) e pensa di cavarsela così. Ecco come è andata, come il virus detto coronavirus è fuggito/sfuggito dal laboratorio cinese di Wuhan.

Acclarato come è andata, ecco come si farà, Trump ha già tracciato le linee guida per la Fase Cento. Si chiedono i danni ai cinesi. Già ci avevano riempito di batterie e pile che si scaricano presto e di giocattoli e fuochi d’artificio che si rompono e si spengono. Già per questo meritano fior di cause e di richieste di risarcimento. Adesso si sono fatti fuggire di mano anche il coronavirus.

E non hanno avvertito nessuno! Tutti infatti, da Trump a Zaia, da Bolsonaro a Fontana, quando hanno saputo dai giornali che la Cina chiudeva in quarantena 60 milioni di cinesi hanno legittimamente pensato che lo facessero per penitenza, o per gioco. O per mangiarsi in santa pace scorpacciata di topi. Che altro dovevamo pensare qui in Occidente? Che avessero un’epidemia? Non ci hanno avvertito, hanno solo chiuso mezza Cina per epidemia comunicandolo solo a giornali e tv.

Quindi che si chiedano i danni alla Cina. Trump il misericordioso ha già detto che l’imputazione per la Cina sarà soltanto di omicidio doloso dell’economia, la Casa Bianca nella sua benevolenza tende a escludere che i cinesi l’abbiano fatto apposta. Comunque, sia chiaro: i morti americani da coronavirus vanno in carico ai cinesi. E’ la lineare e geometrica soluzione finale made in Usa della questione coronavirus.

Senza cedere agli estremismi di chi giura di aver saputo, sempre saputo, che i cinesi giocavano e tramavano e gli davano giù di incesto uomo/virus. E’ pieno di gente in ogni paese che va in qualche tv (da noi soprattutto casa Barbara D’Urso) a testimoniare di averlo saputo…da uno che glielo ha raccontato che lo aveva saputo…

Senza cedere alle intuizioni di chi è sicuro ci siano già cura e vaccino, però li tengano nascosti. Più o meno sono gli stessi che giurano coronavirus sia stato sparso ad arte, per fare poi i soldi col vaccino. Ma chi l’ha sparso per farci i soldi? Bill Gates, Obama, Soros, che domanda è? Risposta ovvia.

Senza cedere alle analisi epidemiologiche, quelle genuine e di popolo, per cui i neri non si ammalano (guarda un po’) e i vegani sono immuni.

Guidati dall’ordinativo di Trump alla Cia e sulla base dell’antropologia di Zaia, le linee guida sobrie e contenute per capire come è andata e come deve andare sono tracciate: il topo spuntino si divincolò, il cinese goloso perse la presa, la provetta sfuggì di mano e si ruppe in terra, il virus si infilò sotto la porta (ce l’hanno le porte i cinesi o come i giapponesi vanno a pareti mobili?), provarono a pulire con lo straccio e a nascondere i cocci, impossibile per poi accorgersi che mettevano in quarantena murata in casa 60 milioni di cinesi, sono così tanti…Però ora gli chiediamo i danni, così imparano a copiarci i laboratori e si convertono allo hot dog o panino invece del topo vivo per spuntino.